A sinistra quadro di
Richard Mauri.
 
On the left
Richard Mauri Painting
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IL LEGNO DELLE ORIGINI.
/
WOOD OF THE ORIGINS.

di Chiari Fabio

Il legno delle origini.

La tradizione liutaria toscana nasce con gli etruschi ed evolve costante fino ad i nostri giorni. Vedi articolo di Vera Bonifacio pubblicato in questo sito "Strumenti musicali e arti figurative" . Di pari passo con la scoperta di nuove tecniche costruttive ed innovazioni, si è affermato l’utilizzo di essenze legnose autoctone che nulla hanno da invidiare ad altre oggi affermate sul mercato. Rimandando ad un’altra discussione la questione dell’abete bianco dell’Appennino toscano prendiamo in considerazione in questa sede l’acero campestre ed il cipresso. Questi alberi rappresentano nel centro Italia, una parte integrante del paesaggio, della cultura agricola ed artigianale oltre al fatto che sono entrati anche nel linguaggio comune come termine di paragone. In Toscana nel descrivere una persona anziana ma ben portante si dice: E’ ancora dritto e solido come un cipresso! E’ tutt’ora usanza nel Mugello, quando si vuole redarguire qualcuno per la sua cocciutaggine rivolgergli l’espressione: “Duro come un loppo!

Wood of the origins.

Tuscan violin making tradition was born with the Etruscans and develop constantly until today. See Vera Bonifacio article pubblished on this site "Strumenti musicali e arti figurative" .Together with the discovery of new building techniques and innovations, the use of native woody essences, that has anything to envy to others, today declared on the market, is asserted one’s authority. Postponing to another treatment the question about white fir-wood of Tuscan Apennines, we consider here italic maple and cypress. These trees represent an important part of landscape, of agricultural and handycrafting culture, in the center of Italy, besides they enter also in common language like term of comparison. In Tuscany to describe an old person with a beautiful carriage we say: “He’s still solid and upright as well as a cypress! ” up till now, in Mugello, when we want to blame someone for his stubbornness we say: “He’s stubborn as well as a loppo! “

Acer campestris.
Acer platanoides.
Acer pseudoplatanus.

L’acero campestre.

Il termine “loppo” o “chioppo” serve ad indicare alberi della famiglia delle aceraceae che vivono in Italia. Queste piante che crescono spontanee, hanno la caratteristica di essere difficilmente attaccate da malattie, forniscono un legno robusto ed elastico, e sopportano anche violente capitozzature senza riportare danni apparenti. Questa loro versatilità ha fatto si che in origine venissero usati come tutore vivo della vite. Si era soliti appoggiare due viti ad un acero campestre precedentemente potato a supporto proprio per le due viti. Le specie che fanno parte di questa famiglia sono essenzialmente tre. Senza considerare le due specie più conosciute in campo liutario quali l’Acero pseudoplatanus o acero di monte, e l’Acero platanoides o acero riccio esse sono: l’Acero campestre o loppo, l’Acero monospessalum o minore e l’Acero italico che merita un discorso a parte. Per il semplice fatto che alcune di queste varietà che rientrano nell’italico, sono fra loro interfertili, si sta ancora discutendo se alcune sottospecie come l’acero napoletano possano essere considerate come specie a parte o varianti all’interno della stessa. Sono facilmente riconoscibili dalla forma delle foglie, ma soprattutto da quella dei frutti. Questi sono chiamati samare, ed hanno due semi attaccati ad un peduncolo dai quali si dipartono due alette. Tali alette hanno la funzione di servire da vela così da allontanare con l’aiuto del vento i semi il più possibile dalla piante madre. Proprio dall’angolazione delle due alette si capisce la specie a cui appartiene l’acero. Nel caso del campestre le alette sono sempre a 180°, nelle altre specie tendono invece ad avvicinarsi fino ad diventare quasi parallele nel caso di alcune varietà cultivar. Anche il colore delle samare cambia dal verde al giallo fino al rosso intenso, e non è raro vedere individui che presentano tutte le sfumature. Comunque mentre le due specie primarie (Acero di monte ed acero riccio) vegetano in tutte le regioni dell’Europa fino a discrete altitudini ed hanno sfruttamento industriale, le ultime tre si limitano solo alle regioni più meridionali ed ad altitudini più modeste, principalmente l’Italia, e il loro utilizzo è stato nei secoli prevalentemente agricolo. Se non utilizzate a tal fine o come siepe (se potate in maniera opportuna), l’acero campestre raggiunge anche dimensioni ragguardevoli con altezze intorno ai dieci dodici metri e la sua crescita, relativamente veloce considerando la robustezza del legno, lo porta a dimensioni tali da poter essere utilizzato in falegnameria. Il suo legno ha grana più fine di quella del cugino di monte ed il suo peso specifico è leggermente superiore (0,620kg al dmcubo contro gli 0.615kg) , però mentre nel caso dell’acero di monte la marezzatura profonda tende ad indebolire le caratteristiche meccaniche del legno, nel caso dell’acero campestre anche una marezzatura assai evidente non influisce più di tanto su di esso di modo che anche per la energica piegatura delle fasce non sussistono problemi di rottura. A discapito del legno dell’acero campestre va detto che a causa del suo portamento arbustivo nei primi anni di età, spesso l’eccessiva presenza di nodi rende meno sfruttabile la massa legnosa a fini di liuteria. L’ibridazione naturale delle varie sottospecie e varietà, unita al fatto che l’acero campestre ha perso valore commerciale a partire dai primi anni dell’800, ha fatto si che oggi, sebbene questo albero sia presente su tutta la penisola, sia assai difficile prevederne le caratteristiche prima della lavorazione, problematica che invece nel caso dell’acero di monte non si pone in quanto ormai il suo sfruttamento industriale ha reso standard le caratteristiche degli alberi che arrivano alla vendita al dettaglio. La marezzatura, tipica conformazione delle fibre verticali che tendono ad assumere andamento ondulato anziché dritto, è percentualmente assai presente nel legno dell’acero campestre ma in configurazioni diverse variando la posizione geografica. Le sottospecie della pianura padana tendono a dare una marezzatura regolare ma assai stretta, tale marezzatura ben riconoscibile non è in verità il massimo dell’estetica per l’uso in liuteria. Dall’Appennino settentrionale in giù invece, in alberi cresciuti spontaneamente, si possono osservare marezzature profonde ed irregolari assai fantasiose (dei veri arabeschi), che possono essere strette ma anche larghe come quelle dell’acero di monte, tanto che in alcuni casi è assai difficile distinguere la differenza. Sull’aspetto del riconoscimento bisogna in genere essere assai cauti, poiché in molti casi in assenza di caratteristiche specifiche, trattandosi di specie simili, la distinzione risulta assai complessa e necessiterebbe di un esame assai approfondito anche a livello microscopico.

Italic Maple.

The terms “loppo” or “chioppo” are used to denote some trees that belongs to aceraceae family, that live in Italy. That plants, that grow up spontaneously, have got the feature to be attached with difficulty by diseases; they supply strong and elastic wood and tolerate also violent “capitozzature”, without suffer apparent damages. Their versatility has permitted that, in origin, they were used like vine living tutor. The species that are included in this family are essentially three. Without consider the two most known species in violin making as pseudoplatanus maple, and platanoides “riccio” maple. They are: italic maple or loppo monospessalum or minore maple, and italic rural maple which merit a particular treatment. Since some kind of this trees, included in the Italic, are inter-fertile, we are debating if some subspecies, like Neapolitan maple, can be considered a particular kind or a variant one of the same. They’re easily recognizable from leave’s shape, but expecially from fruit’s shape. They are called “samare” and have got two seeds united to a peduncle from which two little wings divide. That little wings are similar to a “sail” that send away seeds from mother-plant. From the angulation of this two little wings we understand the kind of maple. If we consider italic maple the two wings make an angle of 180°, in other species they tend to approach till became almost parallel (for example in some cultivar-kind). Also the colour of “samare” changes from green to yellow till intense red and sometimes we can see tree that has all nuances.. However, while the two primary species, (mountain and riccio maple), live in all European areas until high altitudes and are used in industry, last three live only in southern areas and in modest altitudes, mainly Italy, and their use are expecially agricultural. If they aren’t used for this aim, or as a hedge (pruned rightly), italic maple reaches considerable size with altitudes about ten or twelve meters, and its growth, relatively fast considering the strength of wood, bring it to such size that it can be used in joinery. Its wood has got finer grain than mountain maple one, and its specific weight is slightly higher (0,620 kg/dm3 instead of 0,615 kg/dm3 ), but, while for mountain maple the deep marbling tend to weaken the mechanic features of wood; for the italic maple a very evident marbling, not influence on it, so also for a strong bending of ribs, there aren’t problems of breaking. To the prejudice of italic maple’s wood we can say that, for its conduct similar to shrub, in the early years, the presence of many knots, make its wood less utilizable in violin making. The natural hybridization of all the subspecies and the loss of commercial value (since first year of 1800), make hard to anticipate the features before working, even if this tree lives in all the peninsula. This problem is not present for mountain maple because its industrial use make standard the features of trees, which arrive to retail. The marbling, typical conformation of vertical fibres which tend to have wavy trend instead of straight one is present in italic maple’s wood, but in different configuration , changing geographic area. The subspecies of Po valley, tend to have regular marbling, but very tight. This evident marbling is not the best of aesthetic for the use in violin making. From northern Apennines to south instead, we can see deep and not regular marbling, very fanciful (sometimes arabesques) in trees that grow up spontaneously. This marbling can be tight, but also wide like mountain maple’s one, so, sometimes is very hard to distinguish the difference. We must be very cautious about recognition, because very often without specific features, being similar species, the distinction is very complicated, and it is necessary to do an accurate examination, also to microscopic level.

Acero campestre / Italic maple (Acer campestre).
Acero campestre / Italic maple (Acer campestre).
Acero campestre / Italic maple (Acer campestre).
Acero di monte / Mountain maple (Acer pseudoplatanus).
Cipresso / Cypress (Cupressus sempervirens).

Utilizzo in liuteria.

Sin dal medioevo, il legno delle varietà dell’acero campestre è stato utilizzato per la costruzione di ogni tipo di strumento musicale. Fino alle soglie del 600, esso veniva lavorato in egual percentuale per la costruzione delle casse e dei manici rispetto all’acero di monte. Poi con l’inizio del periodo classico, pur essendo sempre usato, la sua presenza si è via via ridotta e gli è stata preferita la marezzatura sempre regolare e riconoscibile del parente balcanico. Se si prendono in considerazione però strumenti provenienti da tutte le scuole di liuteria della penisola si osserva che l’uso del campestre non è mai stato abbandonato, anzi in liutai importanti come la famiglia Gagliano di Napoli, Carlo Bisiach ed Igino Sderci . Il legno dell’acero campestre era addirittura preferito. Esempi di utilizzo di questo legno anche nel periodo classico della liuteria cremonese e bresciana ma anche di tutta l’Italia settentrionale, sono numerosissimi e di peso. Hanno costruito strumenti col campestre, Gasparo da Salò, Maggini, Stradivari, Amati, Storioni…….. Vedi arpa Carcassi pubblicata in questo sito "Un piccolo gioiello in uno scrigno importante". Ad un esame visivo mi sento di poter dire che uno degli ultimi Stradivari arrivati al museo Comunale di Cremona ha il fondo e le fasce in acero campestre. La teoria che i grandi maestri usassero il campestre per una produzione di minore pregio è opinabile ed oggi possiamo osservare mirabili esempi di liuteria valorizzata dalla fantasiosa marezzatura del campestre. Va inoltre sottolineato il fatto che in presenza di una marezzatura scarsa il legno del campestre è sensibilmente più bello esteticamente di quello dell’acero di monte, in quanto anche la sua bella colorazione nocciola a stagionatura finita, favorisce alquanto la valorizzazione della grana del legno esaltata da una buona vernice. Per quanto riguarda le caratteristiche di elasticità e le capacità sonore, a dispetto di quanto se ne pensi, con la cassa in acero campestre ben calibrata (nella costruzione bisogna tener conto delle piccole differenze di peso e densità), si può tranquillamente affermare che sono equivalenti a quelle dell’acero di monte. Con il taglio tangenziale e una accurata scelta del punto di utilizzo, un fondo in acero campestre è sempre un’opera unica ed irripetibile. Questo pregio permette di dare un impronta personale alla produzione di ogni singolo strumento che non si appiattisce su un unica scelta estetica.

The use in violin making.

The wood of italic maple’s kinds is used since Middle Ages to make any sort of musical instrument. Until 1600, it was worked in equal percentage for making cases and necks than mountain maple. Then, with the beginning of classic period, it was always used, but its presence is reduced, because the regular and recognizable marbling of Balkan species is preferred to it. If we consider instruments coming from violin making school of peninsula, we see that the use of italic maple is never left, in fact some of the most important violin makers, like Carlo Bisiach, Igino Sderci or Gagliano family (in Napoli) prefer italic maple’s wood. Examples of the use of this wood are many, also in classic period of violin making, in Cremona and Brescia, but also in northern Italy. Gasparo da Salò, Maggini, Stradivari, Amati, Storioni.......... See Carcassi 's harpsicord pubblished on this site "Un piccolo gioiello in uno scrigno importante".have made instrument with italic maple. After a visual examination, I think to be able to say that one of last Stradivari’s violin come to Municipal Museum in Cremona, has got the back and the ribs made with italic maple. The theory that Big Masters used italic maple for little value production is disputable and we can see today, admirable examples of violin making enhanced by fanciful marbling of italic maple. We must underline that, with little marbling, the wood of italic maple is significantly more beautiful than mountain maple one, because at the end of seasoning, its brown colour encourages the valorization of the wood’s grain, exalted by good varnish. Capabilities, in spite of what we can think, with a well calibrated case made with rural maple (during fabrication we must consider the difference in weight and density) in elasticity features and sound, we can quietly say that they are equivalent to mountain maple’s one. With the tangential cut and a careful choice of point use a back made with italic maple is always an unique and unrepeatable work. This quality permit us to give a personal mark to the production of any instrument to the production of any instrument, that is no more flattened on only one aesthetic choice.

Cipresso / Cypress (Cupressus sempervirens).

Il cipresso.

La Toscana senza cipressi non è Toscana. Questa regione infatti unica sul territorio italiano non ha mai relegato il cipresso ai bordi dei cimiteri come si usa altrove. In Toscana il cipresso (Cupressus sempervirens) non è l’albero dei morti, ma uno degli alberi più amati. Non è originario dell’Italia, ma sicuramente vi è stato importato dagli etruschi. Non esiste villa rinascimentale, palazzo con giardino, viale di una certa importanza che non abbia i suoi cipressi. Questo albero che fa parte di una famiglia a sé stante è pur sempre una conifera, e come gran parte delle conifere ha delle elevate caratteristiche di sonorità. Si presenta in due forme dette maschio e femmina, quella maschio assai più bella ed imponente è rappresentata da individui a forma dritta e senza sfrangiature della chioma Il suo legno è più duro ed anche più pesante di quello dell’abete, ma non mancano gli esempi di strumenti musicali non solo ad arco dove il cipresso vi figura. La sua lavorazione è molto facile, a differenza dell’abete è assai docile alla sgorbia anche nelle curve e si presta bene alla lucidatura. Unico inconveniente è dato dal suo forte odore caratteristico che dopo un po’ di tempo, amplificato anche dagli scarti e dai trucioli, tende a far girare la testa. L'invenzione del pianoforte "Bartolomeo Cristofori e la scuola della liuteria toscana". L’esempio più importante di scelta del cipresso da portare in evidenza è quello del violoncello costruito da Rocco Doni nel 1696 ed oggi esposto nella sala degli strumenti musicali della Galleria dell’Accademia provenienti dalla collezione medicea in uso al conservatorio Cherubini di Firenze. Questo violoncello ha la cassa e le fasce in acero ed il piano musicale in legno di cipresso. Purtroppo oggi esposto accanto agli strumenti di Stradivari in atmosfera controllata non è più suonabile e diventa impossibile un confronto diretto con gli strumenti costruiti con l’abete rosso. Come specificato prima l’odore prodotto dalla resina che lo impregna e che tiene a distanza tutta una serie di insetti xilofagi, ha fatto si che il violoncello Doni conservi ancora un aspetto quasi intonso rispetto anche alla viola tenore ed al violoncello di Stradivari che invece sebbene usati nello stesso ambiente sono stati attaccati nel corso degli anni in maniera continua dai tarli. Anche questo suo pregio unito alle ottime capacità vibrazionali lo avevano fatto scegliere già in epoca medievale per la costruzione di strumenti musicali di ogni tipo. Durante il rinascimento e nei periodi successivi il cipresso veniva usato tranquillamente anche per strumenti a tastiera come le ghironde ed in seguito le spinette o i clavicembali e nella costruzione di arpe e viole da gamba. Si hanno esempi di strumenti (come ribeche e vielle) conservati in vari e purtroppo poco conosciuti musei o raccolte di strumenti musicali, i quali grazie alle caratteristiche di durezza ed elasticità del cipresso sono stati interamente costruiti con questa particolare essenza legnosa.

Cypress.

Tuscany without cypress is not Tuscany. This country is unique in Italy in fact, it never relegate cypress in cemeteries as happens elserwhere. In Tuscany cypress (cupressus sempervirens) is not the dead tree, but one fo the most beloved tree. It is not native of Italy, but indeed, it is imported by Etruscan. There isn’t renaissance villa, palace with garden, important avenue, that hasn’t got its cypress. This tree, that belongs to a particular family however a conifer, for this reason has got sublime sonority qualities. It can be two different kinds, called male and female. The first one is more beautiful and imposing , it is represented by trees with straight form and without fringings of leaves. Its wood is harder and heavier than fir-tree one, but we can see musical instruments (not only stringed instruments) where it was used. Its working is very easy unlike fir it is manageable with gauge, also in curves and it lend oneself to polishing. Only one problem is caused by its strong smell that, after some time, is amplified by refuses and shavings and lead to headache. The piano invention "Bartolomeo Cristofori e la scuola della liuteria toscana". The most important example to do for the choice of cypress is the Rocco Doni’s cello made in 1696, exposed today in Accademia’s gallery, in the room of musical instruments used in Cherubini academy of music in Florence, that came from Medici’s collection. This cello has got the case and the ribs made with maple and musical plain made with cypress. Unfortunately it is today exposed near to Stradivari’s instruments in a controlled place and it is no more playable; it is impossible to compare it directly to instruments made with red fir. As I say before, the smell it has, made by resin, remove xylophagus bugs so Doni’s cello maintains almost an uncut aspect, as regards Stradivari’s cello and “viola tenore”, that are attacked by woodworms during years, even if they’re used in the same environment. Also for this quality, and for its good vibration capacities, it was chosen (in Middle Ages) for the making of all kind of musical instruments. During Renaissance and after, the cypress was used quietly also for keyboard instruments like hurdy-gurdy, spinets or clavichords, or for the building of harps, “violas da gamba”. We have many examples of instruments (like rebecks, and “vielle”) kept in few and unknown museums or musical instrument collections, that, thank to hardness and elasticity features of cypress are entirely made with this particular wood species.

Acero campestre (Acer campestre) con viti di supporto / With supporting vine.

Viola Chiari Fabio Cm 41 Anno 2006
Modello P. Mantegazza, 1791.
Acero campestre.

 
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