A sinistra quadro di
Richard Mauri.
 
On the left
Richard Mauri Painting
.
 
 
 
   
 

Bartolomeo Cristofori
e la Scuola della liuteria toscana.

di Carlo vettori

Bartolomeo Cristofori inventore del pianoforte, liutaio del principe Ferdinando de’ Medici 1663-1713 conservatore della famosa collezione medicea e del celebre quintetto di Antonio Stradivari.

Quadro di Gregory Burney.

Non squillava il telefono, il tempo non passava in fretta, gli strumenti per fare la musica e tutto ciò che circondava la vita dell'uomo doveva avere un valore e un sapore diverso quando il "principe della musica" Ferdinando dè Medici figlio del granduca Cosimo III, nell'anno del Signore 1688, di ritorno dalla città di Venezia, all'età di anni 25, si fermò nella citta di Padova e fece visita al maestro liutaio Bartolomeo Cristofori che, nato in questa città il 04/ 05/ 1655, ancora giovane si era conquistato fama come costruttore di strumenti ad arco, spinette e cembali.
Bartolomeo Cristofori si trasferì a Firenze e fu assunto alle dipendenze del principe Ferdinando dè Medici con l'incarico di costruire e restaurare strumenti per la collezione medicea. "L'invenzione del pianoforte" Pubblicato in questo sito
Sempre in questo periodo nella città di Cremona il maestro Antonio Stradivari, lavorava alla realizzazione di quel celebre quintetto mediceo formato da due violini, una viola contralto, una viola tenore e un violoncello.
Questi strumenti arricchirono la collezione medicea così composta nell'inventario del 17 marzo 1691: 11 archi -1 arpa -4 cetere ceteroni -4 chitarre -2 cimbali -1 concerto chiaro grande -1 concerto chiaro maggiore -2 contrabbassi -15 cornetti chiari o muri -8 fagotti -7 flauti strozzati -5 liuti e leuti e liuti tiorbati -1 organo -16 pifferi pifferoni -6 pifferi con zampogna -16 pifferi traverse et altro -3 salteri -3 spinette spinettine spinettoni -2 tiorbe -16 traerse -3 tromboni di bossolo -2 tromboni di ottone -7 viole a braccio, a gamba, bassi, arciviole ecc. di varie dimensioni -1 violino.
La scuola liutaia fiorentina viene da molto lontano, già all'epoca di Dante Alighieri il liutaio Belacqua costruiva liuti a Firenze.
Leonardo da Vinci disegnava vari tipi di strumenti musicali e ne costruiva alcuni che lui stesso suonava.
Anche Giovanni Cellini padre di Benvenuto costruiva liuti in Firenze nella attuale piazza del mercato centrale.
È in questa città, capitale del rinascimento, che un gruppo di artisti dette vita alla camerata dei bardi dove nacque il melodramma; il fare musica era diffuso a tutti i livelli della società e un forte contributo venne dagli ambienti religiosi per l'insegnamento della musica.
Alcuni preti costruirono strumenti. Nell'inventario dell'anno 1700 nella collezione medicea figurano due cembali e una spinetta costruiti da Giuseppe Mondini detto il prete da Imola. Sempre costruito da un prete è il primo pianoforte verticale conservato nel museo del conservatorio "Luigi Cherubini" di Firenze, di fronte alla tastiera si legge la scritta "P. Dominicus del Mela da Gagliano inventor fecit anno MDCCXXXIX".
Nel secolo XVII la produzione di strumenti dei liutai fiorentini non era sufficiente a soddisfare la grande richiesta del mercato interno per questo molti musicisti compravano i loro strumenti in altre città.
Quando il maestro Bartolomeo Cristofori giunse in Firenze certametne portò con sè un bagaglio di esperienze, di consocenze tecniche proprie della scuola cremonese, ciò dette alla liuteria toscana le basi per lo sviluppo del secolo XVIII.
Alcuni storici hanno scritto che il maestro Bartolomeo Cristofori fu allievo a soli 13 anni del maestro Nicolò Amati; noi non conosciamo documenti attestanti tale apprendistato ma da un attento studio sul contrabbasso costruito dal maestro Bartolomeo Cristofori nell'anno 1715 e conservato nel museo del conservatorio "Luigi Cherubini", possiamo affermare che lo stile di costruzione indica la scuola Amati.
Certo sappiamo che nella bottega del liutaio si imparano le tecniche di costruzione ma, se l'insegnante pur conoscendo le tecniche dei grandi maestri non riesce a produrre strumenti stilisticamente catalogabili nella media della scuola di appartenenza, l'allievo-apprese le rudimentali conoscenze -si rivolgerà come punto di riferimento al maestro più importante. Furono maestri importanti quei liutai che riuscirono ad esprimere una forte personalità e ad elevare il livello della scuola di appartenenza: per lieve modifiche dei modelli, per scelte accurate dei materiali di produzione, per la scultura dello strumento, per la composizione della vernice e per la qualità del suono.
Anche il maestro Bartolomeo Cristofori potrebbe aver appreso l'arte della liuteria in una bottega minore e successivamente studiato l'opera del maestro Nicolò Amati.
Il maestro Bartolomeo Cristofori ha il merito di essere stato un Iiutaio che ha portato linfa nella scuola liutaia fiorentina ma ciò ha importanza secondaria di fronte alla sua invenzione del pianoforte.
Nell'inventario della collezione medicea redatto nell'anno 1700 oltre ad essere descritti vari strumenti costruiti dal maestro Bartolomeo Cristo fori si legge: "un arcicimbalo di Bartolomeo Cristofori, di nuova invenzione, che fa il piano e il forte, a due registri principali unisoni, con fondo di cipresso senza rosa, con fascie e scorniciatura mezza tonda simile con filetto d'ebano, con alcuni saltarelli con panno rosso che toccano nelle corde, et alcuni martelli che fanno i! piano ed i! forte, e tutto l'Ql'dingo vie n serrato e coperto da un piano di cipresso filettato di ebano, con tastatura di bossolo et ebano senza spezzati che comincia cisoflant (ottava stesa) e finisce in cisolfant con mD quarantonove tasti (tra bianchi e neri), con due sodi laterali neri, che (= di cui) uno da levare e porre, con due palline ere sopra, lungo Braccia tre e sette ottavi, largo nel d'avanti Braccia uno e soldi sei, con suo leggio di cipresso e sua contro Cassa d'Albero bianca e sua copertura di cuoio rosso, foderata di taffetà verde o orlata di nastrini d'oro".
Da questo inventario risulta che già nell'anno 1700 i! maestro Bartolomeo Cristofori aveva inventato il pianoforte, tale invenzione viene pubblicata nel: "Giornale de letterati d'Italia torna quinto. Anno MDCC Xl. Sotto la protezione del serenissimo princiPe di Toscana. In Venezia a MDCCXl appresso Gio. Gariello Ertz. Con licenza de' superiori, e con privilegio anche di N.S, Papa Clemente Xl" ,
Nell'anno 1713 morì il principe Ferdinando dè Medici, tre anni dopo,i! 23 settembre 1716, i! maestro Bartolomeo Cristofori fece con cura l'inventario della collezione medicea e ne sottoscrisse la presa in consegna.
La collezione era formata da 164 strumenti,
Il 27,1.1732 egli si spense in Firenze all'età di anni 77, i suoi allievi continuarono la sua opera; costruttore di cembali fu Giovanni Ferrini e di strumenti ad arco Pietro Antonio Malvolti,
In data 19 settembre 1732 venne redatto l'ultimo importante inventario della collezione medicea; gli strumenti inventariati nell'anno 1691 erano 126 pertanto durante la vita di questo artista la collezione medicea si arricchì in quantità e qualità,
Nel museo del conservatorio "Luigi Cherubini" si trovano due violoncelli autentici e bene conservati, questi strumenti erano inventariati nella collezione medicea.
Sono strumenti importanti per studiare le caratteristiche della scuola toscana. Il primo è i! violoncello costruito dal maestro Fabrizio Senta in Torino nell'anno 1667,
Ha i fori armonici costruiti su modello della scuola Amati; la cassa almonica è larga al centro, ampia nella parte superiore e nella parte inferiore; il riccio ha la linea a spirale che si attacca al perno centrale con mezzo giro spostato in avanti, ciò determina il giro intermedio più largo visibile nella parte frontale del riccio stesso.

(disegno n.1 -a)
Il secondo è il violoncello costruito dal maestro Rocco Doni in Firenze nell'anno 1696: il piano armonico è di cipresso. Questo legno fu usato anche dai costruttori fiorentini di spinette e clavicembali perchè considerato molto sonoro.
Riteniamo che alcune caratteristiche presenti nel modello di questo violoncello siano influenzate dal violoncello Senta, pur tuttavia avvertiamo la presenza delle caratteristiche fondamentali della scuola toscana.
Nella visione frontale del riccio il secondo giro è più largo (disegno n,l-a) come nel violoncello Senta, mentre in questo violoncello la larghezza maggiore re è una risultanza del giro della linea a spirale spostata in avanti, nel violoncello Doni è una scelta di stile perchè l'inizio della linea a spirale si stacca dal perno centrale in posizione alta, caratteristica importane della scuola toscana.
Dopo l'opera dei maestri: Rocco Doni, Bartolomeo Cristofori e Giovanni Carcassi nella prima metà del secolo XV1II vivono e lavorano in Firenze i maestri Iiutai Pier Lorenzo Vangelisti 1700-1745, Pietro Antonio Malvolti 1700-1733 e Pier Antonio Cati 1700-1764,
Del maestro Pier Lorenzo Vangelisti si trova a Siena, conservato nel museo dell'Accademia Chigiana, un violino in perfetto stato di conservazione, ha ancora il manico originale e l'inclinazone della tastiera è una risultanza della zeppa a cuneo,
Il riccio, visto di fronte, ha il secondo giro più largo (disegno n. l-a) simile al violoncello Rocco Doni
Dis, 1 -Riccio di scuota toscana
mentre nella visione di profilo la linea a spirale si stacca dal perno centrale in posizione bassa; i! modello dei fori armonici è molto vicino al disegno n. 5, foro armonico di Bartolomo Cristofori.
La vernice è di colore giallo oro abbrunita dal tempo vita.
A nostro parere il maestro Pier Lorenzo Vangelisti ha avuto come allievo Giovan Battista Gabrielli, Firenze 1716-1771.
Nel museo del conservatorio "Luigi Cherubini" sono conservati due violini costruiti dal maestro Giovan Battista Garbielli, uno di questi ha il timbro a fuoco sulla nocetta G.B.G ..
Nell'interno della cassa armonica si legge "JOANNES BAPTISTA DE GABRlELLIS FLORENTINUS FECIT 1764", In questo strumento la scuola della liuteria toscana raggiunge il massimo del suo livello.
Nel riccio, dal perno centrale, si stacca in posizione alta la linea a spirale, il nastrino è fine e la spirale è scolpita in profondità; nella visione frontale del riccio osserviamo che il secondo giro è molto largo e i due perni centrali sono contenuti nella loro sporgenza (disegno n. l-a).
Nella cassa armonica il bordo è reso sottile dalla filettatura incassata verso l'esterno come la scuola Amati.
Il taglio dei fori armonici è perfetto, il modello è riprodotto nel disegno n. 6.
Di fronte a un'opera di questo livello ci domandiamo come è possibile affermare che la scuola toscana è uguale alla scuola tedesca.
A noi risulta che importanti maestri liutai provenienti dalla Germania lavorarono in Venezia, Milano, Padova e Roma e non a Firenze.
Certo i maestri limai toscani potevano essere influenzati da 3 stlUmenti costlUiti dal maestro liutaio Jacopo Stainer, conservati nella collezione medicea; ma in questa collezione nell'anno 1700 vi erano anche stmmenti costmiti da altri liutai: 5 costmiti dai maestri Antonio e Girolamo Amati, 6 costlUiti dal maestro Niccolò Amati, 2 costruiti dal maestro Rocco Doni, e il celebre quintetto costlUito dal maestro Antonio Stradivari.
Esistono molte differenze tra la scuola toscana e quella tedesca.
Nell'interno dello strumento di scuola toscana le controfasce sono di faggio, salice e pioppo raramente sono di abete; solo in pochi casi si trovano incassate agli zocchetti centrali e quando lo sono la tecnica di incasso è molto diversa da quella tedesca.
Nella filettatura certe volte il nastrino nero è ricavato da osso di balena e il nastrino bianco è sempre largo; la vernice è spessa e di colore giallo tabacco.
I ricci della scuola tedesca hanno lo sviluppo della linea a spirale più stretto di quelli della scuola toscana di conseguenza abbiamo nei violini tedeschi uno spazio maggiore nella parte superiore del riccio stesso (disegno n. 2-b).
Dall'inventario della collezione medicea abbiamo preso la data di costmzione di tre violini non più esistenti nel museo stesso e abbiamo rilevato il modello


Dis. 2 -Riccio di scuola toscana
dei fori armonici da tre violini degli stessi autori, costruiti nello stesso periodo di quelli scomparsi dalla collezione (disegno n. 3-4-5).
Questo per confrontarli con il modello del violino Giovan Battista Gabrielli tuttora facente parte del museo del conservatorio "Luigi Cherubini" (disegno n. 6).
Nel modello Giovan Battista Gabrielli la linea interna delle due palette superiore e inferiore (disegno
n. 6) ha lo stesso movimento del modello Bartolomeo Cristofori (disegno n. 5); mentre in rapporto al modello Antonio e Girolamo Amati, la linea interna è più spostata verso l'interno.
La linea esterna delle due palette (superiore e inferiore) del modello Giovan Battista Gabrielli è spostata e tende a chiudersi verso l'occhio superiore e inferiore, si formano così due punte accentuate delle palette.
Le frecce disegnate sopra e sotto i quattro modelli dei fori armonici (disegno n. 3-4-5-6) indicano il punto di maggiore curvatura.
Nella liuteria italiana questo punto si trova in corrispondenza dell'angolo delle palette (superiore e inferiore)mentre nella scuola tedesca, (disegno n. 4) la maggiore curvatura è spostata leggermente verso l'interno deUo strumento nella parte inferiore e verso l'esterno nella parte superiore.
Teniamo presente che questa caratteristica è contenuta dal maestro Jacopo Stainer, in rapporto agli altri autori minori della stessa scuola.
Un'altra famiglia importante di maestri liutai fiorentini del secolo XVIII è quella rappresentata allivello più alto dai fratelli Lorenzo e Tommaso Carcassi.
Questi artefici per un certo periodo hanno lavorato insieme e prodotto violini, viole, violoncelli e contrabbassi di ottima sonorità.
Questi autori per alcuni particolari tecnici e di stile certe volte escono dalla scuola classica toscana.
Esistono tanti strumenti di autori minori della scuola inglese e tedesca che portano l'etichetta dei fratelli Carcassi posta in epoca successiva alla data di costruzione degli stessi strumenti. Per stabilire l'originalità delle loro opere è necessario fare uno studio accurato.
I maestri liutai Salvatore e Vincenzo discendenti da Tornrnaso Carcassi, lavorarono alla fine del secolo XVIII e all'inizio del secolo XIX.
Un liutaio della famiglia Gabrielli lavorò in via Calimaluzza, nella bottega dove si sono succeduti i Iiutai delle famiglie Castellani, Ballerini e per ultimo il maestro liutaio Silvio Vezio Paoletti.
Nella stessa bottega, nel secolo XX, imparò l'arte della liuteria di scuola toscana il maestro Iiutaio Alfio Batelli.
Anche il maestro liutaio Valentino De Zorzi discende dalla scuola toscana.
L'opera del maestro Valentino De Zorzi continua col maestro Giuseppe Del Lungo e con il figlio Alfredo la scuola moderna toscana raggiunge il suo massimo livello.
Anche il maestro Iiutaio Del Perugia discende dalIa scuola toscana, da quella parte che già si era specializzata nella costruzione di mandolini e chitarre.
Dal maestro liutaio Del Pemgia discendono i maestri Iiutai Serafino Casini e il figlio Lapo morto in Firenze nell'anno 1986, con la sua scomparsa termina la scuola della liuteria toscana.

The telephone didn't ring, time certainly did not pass by in a hurry, and all of the instruments for making music and that which surrounded man's life must have had a different value and flavor: The year was 1688 and the "prince of music" Ferdinando de Medici, son of the grand duke Cosimo III, while returning from the city of Venice, at the age of 25, stopped at Padova and visited the master luthier Bartolomeo Cristofori. Cristofori was born in this city on May 4, 1655 and as a very young man had reached great fame and success as a maker of stringed instruments, spinets, and harpsichords.
Bartolomeo Cristofori moved to Florence and was hired by prince Ferdinando de Medici to take on the task of building and restoring the instruments of the Medici collection.
Contemporaneously, in the city of Cremona, master Antonio Stradivari was working on the celebrated quintet comprising of 2 violins, a contralto viola, a tenor viola, and a cello.
These instruments enriched the Medici collection which in the inventory of March 17, 1691 consisted of: 11 bows, 1 harp, 4 large ceteras, 4 guitars, 2 harpsichords, 1 large clear trumpet, 1 major key clear trumpet, 2 double basses, 15 clear or muted horns, 8 bassoons, 7 narrow flutes, 5 lutes and double stringed lutes, 1 organ, 16 fifes, 6 fifes with bagpipe, 16 transverse fifes and others, 3 zithers, 3 spinets and large spinets, 2 tiorbas, 16 traersas. 3 boxwood trombones, 2 brass trombones, 7 viola da braccio, da gamba, bass, arciviolas etc., of varied sizes, 1 violin. The florentine violin making school comes from far back, already at the time of Dante Alighieri the luthier Belacqua was making lutes in Florence.
Leonardo da Vinci made drawings of different types of musical instruments and built instruments which he played himself. Even Giovanni Cellini, the father of Benvenuto, made lutes in Florence in what now has become the central market square.
It is in this city, the capital of the renaissance, that a group of artists gave life to the Camerata dei Bardi where the art of music drama was created; making music was spread in all levels of society and a great contribution came from the religious environments for teaching music.
In fact, some priests were also instrument makers. In the inventory of the Medici collection in the year 1700, we find 2 harpsichords and a spinet built by Giuseppe Mondini who was the so-called priest from Imola. Once again, the first vertical piano which is presently preserved at the Luigi Cherubini eonservatory of Florence was built by a priest. In front of the keyboard we find written "F. Dominicus del Mela da Gagliano inventor fecit anno MDCCXXXIX".
In the 17th century, the production of instruments of the florentine violin makers was not sufficient enough to satisfy the request of the market and for this reason many musicians purchased instruments in other cities
When maestro Bartolomeo Cristofori arrived in Florence, he certainly must have brought a great deal of experience and technical knowledge which was attributed to the cremonese school; this was the foundation to the development of Tuscan violin making in the 18th century.
Some historians have written that maestro Bartolomeo Cristofori at the age of 13 was a pupil of Nicolo Arnati. We have no documents that certify this apprenticeship but from an
attentive study of the double bass built by maestro Bartolomeo
Cristofori in 1715, now preserved in the museum of the Luigi
Cherubini Conservatory, we can confirm that the style in which
it was built indicates the Amati school.
We know of course that in the luthier's shop one learns
building techniques but if the teacher, who is aware of the
techniques used by the great masters, is not capable of producing
instruments which are stytistically eonsidered to be in the middle
level of the particular school they belong to then the pupil will
make referenee to the most important master once he has become
aware of the rudimentary elements. The luthiers who were able to
express a strong personality and raise the level of the school
they belonged to were important masters; for the slight modifications of the models, the precise seleclion of the building material,
the seulpture of the instrument, the composition of the varnish,
and the sound quality.
It is possible that master Bartolomeo Cristofori may have
learned the art of violin making in a less important shop and
successively studied the work of Nicolo Amati.
Maestro Bartolomeo Cristofori gains recognition for having contributed to the tradition of the florentine school of violin making but this is of secondary importance in comparison to his having invented the piano.
In the inyentory of the Mediei eollection of 1700, in addition to a description of various instruments constructed by Bartolomeo
Cristofori we find: an arcicimbalo of Bartolomeo Criatofori, a new invention, that makes the piano and the forte; with two
principal registers in unison, with the back made of cypress without
a rose, with sides and a similar half rounded border, and likewise for the ebony inlay, with some plecters with red felt that touch the strings, and some hammers that make the piano and the forte, and the entire mechanism is enclosed and covered by a cypress board with an ebony inlay, with a boxwood and ebony keyboard which begins with cisolfant (extended oetave) and ends in eisolfant with fortynine keys (black and white), with two black lateral plates, one to be lifted and placed, with two black balls on top, length three arms and seven octaves, width of the front one arm and six coins, with a cypress music stand and counter case of white wood with a red leather eover, lined with green taffeta with gold ribbons".
This inyentory shows that in 1700 maestro Bartolomeo Cristofori had already invented the piano and this invention was already published in the "Journal of Italian Literaries; fifth volume, year MDCCXI, under the protection of the serene prince of Tuscany. In Venice in MDCCXI under the care of Gio. Gariello Ertz. With a licence of the "superiors" and also under the priviledge of N.S.
Pope Clement XI."
In the year 1713 prince Ferdinando de Medici died. Three years later, on the 23rd of September 1716, maestro Bartolomeo Cristofori carefully made an inventory of the Medici eollcetion and underwrote the responsibility of the collection.
The collection eonsisted of 164 instruments.
On January 27, 1732 he died at the age of 77 and his pupils continued his work; one was the builder of harpsichords Giovanni Ferrini and another the luthier Pietro Antonio Malvolti.
On the 19th of September 1732 the last important inventory of the Medici collcetion was compiled; the instruments appearing in the inventory of the year 1691 were 126, therefore during this artist's life the Medici collection increased both in quantity and quality. In the Luigi Cherubini Conservatory we find two authentic cellos in good condition; these instruments appear in the inventory of the Medici collection. They are important instruments for the study of the characteristics of the Tuscan school.
The first is a cello made by Fabrizio Senta in Turin in 1667. The f-holes are cut in the style of the Arnati school, the resonance box is large at the center and ample in the upper and lower bouts. The scroll follows the line of the spiral which attaches to the eye with a half turn forward, thus creating a larger intermediate turn which can be observed in the frontal view of the scroll (drawing 1A).
The second cello was made by maestro Rocco Doni in Florence in 1696. The belly is made of cypress; this wood was also used by florentine builders of spinets and harpsichords because it is considered to be very sonorous. We believe that some of the characteristics of this cello were influenced by the Senta cello, nevertheless, we also find the fundamental characteristics of the Tuscan school. In the frontal view of the scroll, the second turn is wider (drawing 1A) as in the Senta cello, and this is attributed to the line of the turn being moved forward. In the Doni cello it is a choice of style because the beginning of the line of the spiral takes off from the eye in a high position; an important characteristic of the Tuscan school.
After the work of masters Rocco Doni, Bartolomeo Cristofori, and Giovanni Carcassi, we find in the first half of the 18th century several master luthiers who live and work in Florenee; Pier Lorenzo Vangelisti 1700 -1745, Pietro Antonio Malvolti 1700 -1733, and Pier Antonio Cati 1700 -1764.
Of the maestro Pier Lorenzo Vangelisti we have an example of a violin in perfect state of conservation in the Museum of the Accademia Chigiana of Siena. Thie violin still has the original neck and the inclination of the fingerboard is made by an inserted wedge.
The scroll, from a frontal view, has a larger second turn similar to the Roeco Doni cello whereas from a side view the line of the spiral detaches from the eye in a lower position. The cut of the f-holes is very similar to the one in drawing number 5; an f-hole of Bartolomeo Cristofori. The varnish is of a yellow color which in time has become somewhat brown.
In our opinion, Giovan Battista Gabrielli (Florence 1716-1761) was a pupil of maestro Pier Lorenzo Vangelisti.
In the Luigi Cherubini Conservatory there are two violins which were made by Giovan Battista Gabrielli, in one of these we can observe the burned in initials on the button "G.B.G." Inside the resonance box the label reads "JOANNES BAPTISTA DE GABRIELLIS FLORENTINUS FECIT 1764". In this instrument the luthiery of the Tuscan school reaches its highest level.
In the scroll, from the central eye, the line of the spiral detaches at a high position, the bevel of the spiral is thin and the spiral is carved in depth. In the frontal view of the scro1l we can observe that the second turn is very wide and the extension of the two eyes is somewhat contained (drawing 1A).
In the resonance box, the edge is made thin because of the outward insertion of the purfling as in the Amati school. The cut of the f-holes is perfect, the model is reproduced in drawing number 6.
By observing a work of such a high level, we ask ourselves how is it possible to assert that the Tuscan school is the same as the German school?
We know that important master luthiers who came from Germany worked in Venice, Milan, Padova, and Rome, but not in Florence. Surely the master Tuscan makers could have been influenced by 3 instruments made by master luthier Jacob Stainer, conserved in the Medici collection, but in this collection in 1700 there were also instruments which were made by other luthiers; 5 made by masters Antonio and Girolamo Amati, 6 made by master Nicolo Amati, 2 by maestro Rocco Doni, and the celebrated quintet by maestro Antonio Stradivari.
There is quite a difference between the Tuscan school and the German one. In the instruments of the Tuscan school we find that the linings are made of beechwood, willow or poplar and very rarely they are made of spruce. Only in few examples we find the linings inlaid in the eorner blocks and if so the technique differs greatly from the German one.
In the purfling, at times, the black part is derived from whale bone and the white part is always rather wide. The varnish is thickly applied and is of a yellow "tobacco" color.
In the serolls of the German school the line of the spiral is thinner than that of the Tuscan school and as a consequence there is a wider area in the upper part of the German scrolls (drawing 2B).
From the inventory of the Medici collection we have obtained a date of construction of three violins which no longer exist in the museum and we have taken examples of f-holes of three violins of the same makers, made in the same period as those which have disappeared from the collection (drawings 3,4,5). This was also done for comparison with a violin of Giovan Battista Gabrielli, presently in the Museum of the "Luigi Cherubini" Conservatory (drawing 6).
In the Giovan Battista Gabrielli model, the internal line of the upper and lower wings of the f-holes (drawing 6) has the same movement as that of the Bartolomeo Cristofori model (drawing 5). Whereas, in comparison to the Antonio and Girolamo Amati model, the internal line moves more towards the inside. The external line of the two wings (upper and lower) of the Giovan Battista Gabrielli model is shifted and has a tendency to close towards the upper and lower eye. This creates two points which are accentuated by the wings. The arrows drawn above and below the four models of f-holes (drawing 3,4,5,6) indicate the extreme point of curvature.
In italian violin making, this point is placed in correspondance to the corner of the wings (upper and lower) whereas in the German school (drawing 4.) the major part of the curvature is slightly shifted towards the center of the instrument in the lower part and towards the outside in the upper part.
We must keep in mind that this characteristic is also present in the work of master Jacob Stainer when making a comparison with other minor makers of the same school.
Another important family of Florentine masters of the 18th century which reached the highest level; the brothers Lorenzo and Tommaso Carcassi. These makers worked together for a period of time and produced violins, violas, cellos and double basses of excellent sound quality.
These makers, for technical and stylistic particularities, at times differ from the classic Tuscan school.
There are many instruments of less known makers of the English school bearing labels, which were inserted at a later time, of the Carcassi brothers. In order to establish the authenticity of their work it is necessary to do a careful study of their work.
The master luthiers Salvatore and Vincenzo, descendants of Tommaso Carcassi, worked at the end of the 18th century and in the beginning of the 19th century. A violin maker of the Gabrielli family worked in via Calimaluzza in the shop where other makers of the Castellani and Ballerini families, and lastly maestro Si1vio Vezio Paoletti, continued the art of violin making.
In this same shop, the luthier Alfio Batelli learned the art of violin making of the Tuscan school in the 20th century. The master 1uthier Valentino De Zorzi also comes from the
Tuscan school. His work follows with maestro Giuseppe Del Lungo and his son Alfredo and thus the modern Tuscan school reaches its highest level.
The master maker Del Perugia also comes from the Tuscan school, in that sector which already had become specialized in the construetien of mandolins and guitars.
From maestro Del Perugia follows Serafino Casini and his son Lapo who died in Florence in 1986; with his death the Tuscan school of violin making comes to an end.

Bibliografia
Giorgio Vasari, Le opere, G.c. Sansoni, Firenze, luglio 1973.
S.F. Sacconi, l "Segreti" di Stradivari, libreria del Convegno Cremona 1972.
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Vini.io Gai, G1i Strumenti Musica1i Della Corte Medieea e i1 Museo del ConserYat6rio "Luigi Cherubini" di Firenze, Licosa Firenze, 1969.
Leto Barcagna, G1i Strumenti Musiea1i, racco1ti ne1 museo del
R. Istituto Luigi Cherubini a Firenze, tipografia Domenieana F, lli Niccoli Succ. Dicembre 1911.

TAVOLA N. 78-79
Violino collezione privata
 
ETICHETTA:  
PIER LORENZO VANGELISTI
fece l'anno 1730 in Firenze
 
PRINCIPALI MISURE DELLO STRUMENTO :  
Lunghezza della cassa armonica cm 35,5
Larghezza della cassa armonica superiore cm 16,4
Larghezza della cassa armonica centrale cm 11,2
Larghezza della cassa armonica inferiore cm 20,4
Altezza delle fasce al manico cm 2,9
Altezza delle fasce al bottone cm 3
DIAPASON:  
Lunghezza dal bordo al taglio delle effe cm 19,3
Lunghezza dal bordo al capotasto cm 12,9
PIER LORENZO VANGELISTI
PIER LORENZO VANGELISTI
PIER LORENZO VANGELISTI
PIER LORENZO VANGELISTI
PIER LORENZO VANGELISTI
 
TAVOLA N. 42-43 Viola museo del Conselvatorio «L. Cherubini» di Firenze inventario n. 476
 
ETICHETTA:  
Lor. Tom. Carcassi
in Firenze nell'Anno
All'insegna Del Giglio 1740
 
PRINCIPALI MISURE DELLO STRUMENTO :  
Lunghezza della cassa armonica cm 38,5
Larghezza della cassa armonica superiore cm 18
Larghezza della cassa armonica centrale cm 12,5
Larghezza della cassa armonica inferiore cm 22,9
Altezza delle fasce al manico cm 3,4
Altezza delle fasce al bottone cm 3,5
DIAPASON:  
Lunghezza dal bordo al taglio delle effe cm 21,5
Lunghezza dal bordo al capotasto cm 13,7
La viola di piccolo formato riprodotta in queste tavole si caratterizza in un bordo il cui rilievo deriva da una eccessiva sgusciatura nella scultura del fondo e del piano armonico. I fratelli Lorenzo e Tommaso Carcassi hanno costruito i loro strumenti su modello personale, le linee dominanti di questo modello si ritrovano nei violini e nelle viole.  
TAVOLA N. 51-52
Violino Museo del Conservatorio « L. Cherubini » di Firenze catalogo n. 8
 
ETICHETTA:  
«Joannes Baptista de Gabbriellis Florentirius fecit 1764»
 
PRINCIPALI MISURE DELLO STRUMENTO :  
Lunghezza della cassa armonica cm 35,2
Larghezza della cassa armonica superiore cm 16,3
Larghezza della cassa armonica centrale cm 11,1
Larghezza della cassa armonica inferiore cm 20,1
Altezza delle fasce al manico cm 3
Altezza delle fasce al bottone cm 3
DIAPASON:  
Lunghezza dal bordo al taglio delle effe cm 19,4
Lunghezza dal bordo al capotasto cm 13
Leto Bargagna (op. cit. p. 22): «Bel violino di forme corrette ed eleganti, di fattura molto accurata. Vernice gialla assai chiara. Sotto il tallone del manico e al bottone, sono nel fondo impresse a fuoco le iniziali G .B.G. II Gabrielli è il miglior liutaio che abbia dato Firenze».
Abbiamo citato il Bargagna per fare notare che nell'anno 1911 il violino riprodotto in queste tavole era di colore giallo assai chiaro; ora constatiamo che il colore di questo strumento è giallo tabacco.
Riteniamo che la trasformazione di colore non sia imputabile a ritocchi di vernice o a una cattiva conservazione dello strumento ma pensiamo che ciò sia dovuto al legno il quale, col passare degli anni si trasforma di colore: da bianco diventa marrone; quindi lo stesso giallo che sul legno bianco è chiaro sul legno marrone diventa giallo tabacco.
Noi riteniamo che l'antica Scuola della liuteria toscana doveva avere una vernice nella quale dominava il giallo chiaro il quale si è trasformato successivamente in giallo tabacco.
I! bordo di questo violino è tecnicamente reso sottile dall'avere la filettatura vicino alla linea esterna del bordo stesso. L'eleganza dello strumento si deve al bordo che si snoda dando vita ad un insieme di linee che non creano momenti di rottura o di contrasto tra di sé.
I due fori armonici sono impostati paralleli tra loro, la parte bassa si distacca leggermente spostandosi verso le due punte delle «C» posteriori, le due linguette (sempre nella parte posteriore delle effe) hanno una punta accentuata; questo tipo di punta si ritrova anche nella Scuola francese ma, mentre nella Scuola francese le punte sono in contrasto con la linea del bordo, in questo violino (e nella Scuola toscana in genere) abbiamo le punte in perfetta armonia con la linea delle « C» aperte.
Nel riccio osserviamo che il perno dal quale ha inizio la linea a spirale è «grosso»: ciò è causa di una spira sottile e profonda; il movimento del contorno esterno (sempre nel riccio) , il tipo di scannellatura nella parte posteriore, visto nell'insieme dello strumento e con la profondità dei bordi crea un'armonia che fa di questo violino il capolavoro del maestro fiorentino.
 
TAVOLA N. 40-41 Viola museo del Conselvatorio «L. Cherubini» di Firenze inventario n. 22
 
ETICHETTA:  
Bartolomeo Bimbi fece
in Firenze 1770
 
PRINCIPALI MISURE DELLO STRUMENTO :  
Lunghezza della cassa armonica cm 40,3
Larghezza della cassa armonica superiore cm 18,4
Larghezza della cassa armonica centrale cm 13
Larghezza della cassa armonica inferiore cm 23,2
Altezza delle fasce al manico cm 3,3
Altezza delle fasce al bottone cm 3,5
DIAPASON:  
Lunghezza dal bordo al taglio delle effe cm 21,8
Lunghezza dal bordo al capotasto cm 14,7
Bartolomeo Bimbi lavorò a Siena e successivamente a Firenze. La viola riprodotta su queste tavole è una testimonianza delle grandi capacità costruttive di questo artefice.
Un bordo sottile come è presente in questa viola dovrebbe determinare la mancanza di spazio per sviluppare le punte della fì!ettatura mentre, al contrario, il Bimbi riesce (grazie alle punte sottili delle «C») a sviluppare le punte della fì!ettatura lunghe e precise.
Il riccio di questa viola è una vera opera d'arte, dal perno centrale si stacca una linea a spirale la quale indica chiaramente che la mano del maestro Bimbi non ha conosciuto momenti di incertezza.
 

TAVOLA N. 58 Violino museo del Conservatorio « L. Cherubini» di Firenze catalogo n. 12

 
ETICHETTA:  
Antonius Gragnani fecit Liburni anno 1784
Timbro a fuoco con le iniziali A.G. nella nocetta e in prossimità del bottone.
 
PRINCIPALI MISURE DELLO STRUMENTO :  
Lunghezza della cassa armonica cm 36,1
Larghezza della cassa armonica superiore cm 16,8
Larghezza della cassa armonica centrale cm 11,2
Larghezza della cassa armonica inferiore cm 20,7
Altezza delle fasce al manico cm 2,9
Altezza delle fasce al bottone cm 3
DIAPASON:  
Lunghezza dal bordo al taglio delle effe cm 19,7
Lunghezza dal bordo al capotasto cm 12,9
L.F. Valdrighi (op. cito op. 159) «GRAGNANI ANTONIO e GENNARO onorano la scuola Toscana.
Antonio particolarmente, eccellente e stimato liutaro per forma, contorni, filetti, legni e vernice allegrissima, giallo dorata, si distingue per una speciale schiacciatura nel riccio de' suoi strumenti: la carestia di antichi strumenti, ognora più dominante in Italia, crebbe il prestigio de' Gragnani che sono apprezzatissimi e ricercati. Antonio ha fatto delle viole, anche a cinque corde».
li Valdrighi ci conferma che nell'anno 1884 il colore degli strumenti costruiti da Antonio Gragnani era giallo dorato: ora costatiamo che il colore di questi strumenti è giallo tabacco, ciò a conferma della nostra teoria già spiegata nella descrizione del violino Gabrielli.
li violino Gragnani riprodotto in questa tavola ha il modello della cassa armonica caratterizzato dalle «C» lunghe. La filettatura formata da un legno bianco centrale largo e con i due fili neri bene marcati, si snoda con precisione lungo il contorno della cassa armonica sviluppando un bordo di forma rotonda; le punte della filettatura sono corte, aperte e precise.
li riccio ha nella parte posteriore della scannellatura una larghezza superiore ai ricci costruiti dagli altri liutai, questa larghezza è causa di un effetto ottico il quale fa apparire la scannellatura poco profonda.
Lo strumento nel suo insieme ha i caratteri della Scuola toscana.
 
TAVOLA N. 49 Violino collezione privata Firenze
 
ETICHETTA:  
VALENTINUS DE ZORZI
Cenetensi Venetum fecit
FLORENTlAE A. 1897
Timbri a fuoco nell'interno della cassa armonica in prossimità del bottone e nella nocetta, firma dell'autore sul piano armonico all'altezza della tastiera.
 
PRINCIPALI MISURE DELLO STRUMENTO :  
Lunghezza della cassa armonica cm 36
Larghezza della cassa armonica superiore cm 17,1
Larghezza della cassa armonica centrale cm 11,3
Larghezza della cassa armonica inferiore cm 21,1
Altezza delle fasce al manico cm 2,7
Altezza delle fasce al bottone cm 2,9
DIAPASON:  
Lunghezza dal bordo al taglio delle effe cm 19,7
Lunghezza dal bordo al capotasto cm 13,1
Il legno usato. da questo Iiutaio è sempre di ottima qualità, in questo strumento abbiamo il
fondo di acero di un s<;>lo pezzo.
Il modello della cassa armonica, dei fori armonici e della chiocciola sono personali.
La scultura del fondo e del piano armonico è in perfetta armonia con la scultura della
chiocciola o «riccio ». La vernice è molto trasparente e di consistenza grassa, il colore è giallo tabacco con riflessi bruni.
 
TAVOLA N. 48 Violino collezione privata Parigi
 
ETICHETTA:  
VALENTINUS DE ZORZI
Cenetensi Venetum fecit
FLORENTIAE anno 1902
Timbro a fuoco con le iniziali nell'interno della cassa armonica in prossimità del bottone e sotto la tastiera, fuma dell'autore in prossimità della tastiera.
 
PRINCIPALI MISURE DELLO STRUMENTO :  
Lunghezza della cassa armonica cm 36
Larghezza della cassa armonica superiore cm 16,7
Larghezza della cassa armonica centrale cm 11,2
Larghezza della cassa armonica inferiore cm 20,9
Altezza delle fasce al manico cm 3
Altezza delle fasce al bottone cm 3,2
DIAPASON:  
Lunghezza dal bordo al taglio delle effe cm 19,8
Lunghezza dal bordo al capotasto cm 13,1
Questo violino di grande formato è da ritenersi una delle opere più rappresentative dello stile De Zorzi: la sgusciatura nella scultura del fondo dà maggiore rilievo al bordo il quale ha una forma rotonda.
I! colore della vernice è giallo tabacco con riflessi dorati.
 
TAVOLA N. 50 Violino collezione privata Firenze
 
ETICHETTA:  
F FERRONI
FIRENZE 1926
 
PRINCIPALI MISURE DELLO STRUMENTO :  
Lunghezza della cassa armonica cm 35,7
Larghezza della cassa armonica superiore cm 17,1
Larghezza della cassa armonica centrale cm 11,5
Larghezza della cassa armonica inferiore cm 21
Altezza delle fasce al manico cm 2,9
Altezza delle fasce al bottone cm 3
DIAPASON:  
Lunghezza dal bordo al taglio delle effe cm 19,5
Lunghezza dal bordo al capotasto cm 13
Il liutaio F. Ferroni ha costruito i suoi strumenti con modello personale facendo uso della forma femmina.
Nella scultura del fondo e del piano armonico, il Ferroni segue la scuola degli Amati mentre per quanto riguarda il bordo è stato influenzato dallo stile di Stradivari che si ritrova nella viola medicea.
Il liutaio Ferroni costrul tre copie della viola medicea: una si trova nel museo di Cremona, una è stata distrutta nella seconda guerra mondiale e l'altra si trova in una collezione privata di Firenze.
L'opera di questo liutaio si divide in due periodi caratterizzati dal tipo di vernice usata; nel primo periodo la vernice è chiara mentre nel secondo periodo la vernice si è ossidata diventando molto scura; tale tipo di vernice è causa di scollature difficili da restaurare.
 
TAVOLA N. 39 Violino collezione privata Firenze
 
ETICHETTA:  
senza etichetta costruito da Alfio Batelli in Firenze l'anno 1930
 
PRINCIPALI MISURE DELLO STRUMENTO :  
Lunghezza della cassa armonica cm 35,5
Larghezza della cassa armonica superiore cm 16,5
Larghezza della cassa armonica centrale cm 11,3
Larghezza della cassa armonica inferiore cm 20,3
Altezza delle fasce al manico cm 2,8
Altezza delle fasce al bottone cm 3
DIAPASON:  
Lunghezza dal bordo al taglio delle effe cm 19,7
Lunghezza dal bordo al capotasto cm 13
TI liutaio Alfio Batelli non sempre usava mettere l'etichetta nell'interno dei violini costruiti a Firenze. Questo violino ha nella scultura del riccio, del piano armonico e del fondo lo stile della liuteria toscana.  
TAVOLA N. 80-81-82
Violino costruito per Cecilia Vettori
 
ETICHETTA:  
Timbro a fuoco nell'interno della cassa armonica e in prossimità del bottone.
 
PRINCIPALI MISURE DELLO STRUMENTO :  
Lunghezza della cassa armonica cm 35,6
Larghezza della cassa armonica superiore cm 17,3
Larghezza della cassa armonica centrale cm 11,7
Larghezza della cassa armonica inferiore cm 20,8
Altezza delle fasce al manico cm 2,9
Altezza delle fasce al bottone cm 3,1
DIAPASON:  
Lunghezza dal bordo al taglio delle effe cm 19,6
Lunghezza dal bordo al capotasto cm 13,1
Violino intarsiato con ebano, tecnica usata da Antonio Stradivari, disegno personale dell'autore.  
TAVOLA N. 83 Violino collezione Levi Inghilterra
 
ETICHETTA:  
CARLO VETTORI DI DARIO fece in Firenze l'anno 1978
 
PRINCIPALI MISURE DELLO STRUMENTO :  
Lunghezza della cassa armonica cm 35,6
Larghezza della cassa armonica superiore cm 20,8
Larghezza della cassa armonica centrale cm 17,3
Larghezza della cassa armonica inferiore cm 11,7
Altezza delle fasce al manico cm 2,9
Altezza delle fasce al bottone cm 3,1
DIAPASON:  
Lunghezza dal bordo al taglio delle effe cm 19,6
Lunghezza dal bordo al capotasto cm 13,1
Violino con fondo di acero a lisca di pesce.  
TAVOLA N. 84
Viola collezione privata Firenze
 
ETICHETTA:  
CARLO VETTORI DI DARIO faceva in FIRENZE L'anno 1977
 
PRINCIPALI MISURE DELLO STRUMENTO :  
Lunghezza della cassa armonica cm 42
Larghezza della cassa armonica superiore cm 19,5
Larghezza della cassa armonica centrale cm 13
Larghezza della cassa armonica inferiore cm 24,7
Altezza delle fasce al manico cm 3,7
Altezza delle fasce al bottone cm 4
DIAPASON:  
Lunghezza dal bordo al taglio delle effe cm 22,6
Lunghezza dal bordo al capotasto cm 15
   
TAVOLA N. 85
Violino collezione privata Livorno
 
ETICHETTA:  
DARIO VETTORI
detto
I1liutaio della montagna
faceva in Firenzuola di Firenze
l'anno 1951
Timbro a fuoco con le iniziali del nome nell'interno della cassa armonica D.V.
 
PRINCIPALI MISURE DELLO STRUMENTO :  
Lunghezza della cassa armonica cm 35,8
Larghezza della cassa armonica superiore cm 17
Larghezza della cassa armonica centrale cm 11,3
Larghezza della cassa armonica inferiore cm 21
Altezza delle fasce al manico cm 2,9
Altezza delle fasce al bottone cm 3,1
DIAPASON:  
Lunghezza dal bordo al taglio delle effe cm 19,6
Lunghezza dal bordo al capotasto cm 13
Questo violino appartiene al secondo periodo di produzione nel quale ritroviamo la presenza della scuola di Giuseppe Ornati. Il riccio di questo violino è scolpito con forza e decisione, la profondità della spira è in giusto rapporto alla profondità dei bordi e della sgusciatura delle effe. Modello Stradivari di grande formato, vernice rosso arancio con i bordi più chiari.  
TAVOLA N. 86
Violino collezione privata Livorno
 
ETICHETTA:  
Dario Vettori
detto
il liutaio della montagna
faceva in Firenzuola di Firenze
l'anno 1959
 
PRINCIPALI MISURE DELLO STRUMENTO :  
Lunghezza della cassa armonica cm 35,8
Larghezza della cassa armonica superiore cm 16,9
Larghezza della cassa armonica centrale cm 11,4
Larghezza della cassa armonica inferiore cm 20,9
Altezza delle fasce al manico cm 2,9
Altezza delle fasce al bottone cm 3
DIAPASON:  
Lunghezza dal bordo al taglio delle effe cm 19,6
Lunghezza dal bordo al capotasto cm 13
Questo violino appartiene al terzo periodo di produzione di Dario Vettori.
Il colore della vernice è giallo chiaro e il modello è ispirato allo stile stradivariano, è uno dei pochi violini con queste caratteristiche perché nel terzo periodo gli strumenti di Dario Vettori sono costruiti su modello di Guarneri del Gesù e la vernice molto trasparente ha il colore rosso sangue di drago.
 
TAVOLA N. 87
Violino collezione Lando Fanfani
 
ETICHETTA:  
PAOLO VETIORI di DARIO
 
PRINCIPALI MISURE DELLO STRUMENTO :  
Lunghezza della cassa armonica cm 35,6
Larghezza della cassa armonica superiore cm 16,8
Larghezza della cassa armonica centrale cm 11,3
Larghezza della cassa armonica inferiore cm 20,7
Altezza delle fasce al manico cm 2,9
Altezza delle fasce al bottone cm 3,1
DIAPASON:  
Lunghezza dal bordo al taglio delle effe cm 19,1
Lunghezza dal bordo al capotasto cm 13
   
 
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