A sinistra quadro di
Richard Mauri.
 
On the left
Richard Mauri Painting
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MOSTRA DI IGINO SDERCI FIRENZE 1986
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IGINO SDERCI EXHIBIT FLORENCE 1986

Una mostra dedicata ad Igino Sderci si è svolta nella nostra sede il 24 maggio scorso. Abbiamo voluto così commemorare la memoria di questo grande maestro scomparso tre anni fa. L'esposizione era formata in buona parte di viole. Fra queste la più ammirata è stata quella di Piero Farulli, con cui il concertista ha suonato durante tutta la sua attività con il Quartetto italiano. Ha destato notevole attenzione anche uno stupendo violino 3/4. Durante la mostra il dottor Leonardo Pinzauti ha parlato di Igino Sderci, liutaio, uomo e maestro d'umanità. Ne riportiamo di seguito l'intervento: «La valentia di Sderci come liutaio è ormai passata alla storia e si può trovare nei libri quanto e come fosse bravo. Vorrei però in questa sede ricordare chi era l'uomo, perché credo che pochi altri, anche nell'ambiente della liuteria, potessero gareggiare con lui in bonomia, generosità e bontà. lo ho avuto modo di conoscerlo tra l'altro in doppia veste: egli era infatti il liutaio al quale mi rivolgevo per le riparazioni al mio strumento, ma diventò poi anche il mio maestro. Non che volessi diventare liutaio, ma credevo -e credo -che per conoscere bene gli strumenti la cosa migliore sia sapere come si fa a farli. Avevo quindi l'idea, e non me ne pento, che forse sapendo come si fa un violino si capisce anche meglio che cos'è la liuteria. Per questa ragione mi rivolsi a Sderci. Le prime volte ero timoroso, poichè i lavori che gli portavo non erano quasi mai decenti; però quest'uomo mi raccontava cose che avevano dentro una poesia straordinaria: per esempio quando m'insegnava a fare

An exhibition dedicated to Igino Sderci took place in our headquarters on May 24. We wanted to commemorate in this way the memory of this great maestro, who died three years ago on May 24. The exibition was made up, to a great extent, of violas. Among these the most admired was that of Piero Farulli, which he used during his activity with the Quartetto Italiano. A lovely 3/4 violin was also the center of much admiring attention. During the exhibition Dr. Leonardo Pinzauti spoke to us of Igino Sderci as man, violin maker, and person of great humanity. We share here his comments: «The ability of Sderci as a violin maker is by now an historical fact, and we can find in books the hows and why's of his greatness. I would like, on this occasion, to recall Sderci as a man because I believe that there are few others, even in the violin making milieu, that could compete with him in good humor, generosity, and goodness. I had the opportunity of knowing him in two guises: he was in fact the violin maker to whom I took my strument to be repaired, but then he became my maestro. Not that I wanted to be a violin maker, but I believed -and continue to believe -that to know instruments well the best thing is to know how to make them. Therefore I had the idea, and I am not sorry, that perhaps knowing how to make a violin one understands better what is «violin making». For this reason I came to maestro Sderci. The first times I was hesitant to show him my efforts, which were hardly ever decent. however this

II successo della manifeslazione.
The success of the exhibit.

la tracciatura della filettatura parlava del legno come qualcosa di vivo, quasi avesse avuto tra le mani un animale che voleva scappare. Diceva: «Bisogna non farsene accorgere: il ferro deve essere ben arrotato e poi usarlo leggermente, senza insistere, perché sennò s'allarga la fibra e il legno si scheggia. Effettivamente era un maestro, un didatta nato, credo che la riprova si è avuta dalla qualità dei liutai che si sono formati sotto di lui. Ma non dava mai la sensazione di essere uno che aveva da custodire dei segreti. Ciò che mi richiamava in lui era la poesia con cui diceva le cose, tant'è che andavo a trovarlo anche se non avevo lavori da mostrargli, unicamente per sentire il modo in cui affrontava certi problemi del suo lavoro. Per esempio, una delle prime volte che andai da lui mi spiegò come attacare gli zocchetti di legno sulla forma. Diceva che bisogna fare un'intercapedine di carta di giornale perché così si poteva scollarli facilmente a

man recounted things in a way that had an extraordinary poetry: for example when he taught me to do the inlay of the puriling he spoke of the wood as something living, as if he had in his hands an animal that was trying to escape. He said «You m usn 't let it realize: the steel must be well sharpened so that the wood won't feel it, and you must use the tool lightly, without insisting, because otherwise you will divide the fibers and the wood will splinter». In elTect he was a maestro, a born teacher, demonstrated further by the quality of the violin makers that studied under him. But he never gave the impression of one who had to protect his secrets. The thing that attracted me so much to him was the poetry with which he spoke, so much so that I would go to see him even if I had no work to show him, only in order to hear the way he confronted certain problems in his work. For example, one of the first times that I went to see hi m he

Arte Liutaria ospita gli strumenti Sderci.
ArteLiutaria displays Sderci's instruments.

strappo dando un piccolo colpo sulla forma. Dicendo ciò iniziò a ritagliare il giornale. Poi bagnando il dito con l'acqua intendeva di fermarlo. Ma la carta di giornale non si appiccicava. Allora rivolgendosi verso di me disse: «L'abbia pazienza sa, ma noi francamente non è che si fa con l'acqua, si fa con lo sputo.. » Una delle cose che ammiravo di più era il modo in cui arrotava gli arnesi. Quando gli portavo i miei lavori lui mi diceva: «Vede, lei è un pò cialtrone » ed io dovevo constatare che in effetti era vero. Per questo una volta gli chiesi se mi faceva provare con la sua sgorbia. Acconsentì ed io provai a lavorare sul mio legno lo sguscio di una filettatura e con la sgorbia sua riusciva anche a me. Gli dissi che non sapevo arrotare gli arnesi come lui. Allora lui tirò fuori dal cassetto dei piccoli sassi che aveva trovato sull'Arno: prese un cassettino grande quanto

explained how to attach the blocks of wood to the mold. He said that first you had to make an insert of newspaper, in such a way that you could then unglue the blocks easily with one motion, with a tap on the mold. Having said this he began to cut up the newspaper. Then, wetting his finger with water he tried to make the newspaper stick, but it wouldn't. Turning to me, he said «Be patient, really the truth is we don't do it with water, but with spit...» One of the things I admired most about him was the way in which he sharpened his tools. When I took him my efforts he would' say, «You see, you are a little sloppy», and I had to admit that it was the truth. For this reason one time I asked him to let me work with bis gouge. He agreed, and so I tried making the groove for a purfling with his gouge, and found that with his tool even I could succeed. I admitted that I didn't

Strumenti Sderci in mostra nella sede di Arte Liutaria.
Sderci's instruments on exhibit at Arte Liutaria.

uno moneta da cento lire ed arroto anche il mio arnese, che divento come il suo, can un «fila» incredibile ottenuto anche ripassando I'arnese su un pezza di legno duro per due versi. Non ho mai vista arnesi can un «fiIo» simile da nessun altro liutaio e questo puo spiegare la raffinatezza della manualita della Sderci. L'uomo Sderci non aveva mai detto di essere lui il custode di chissa quali segreti. A me ricordava un po una figura come I'incisore Pietro Parigi. Un giorno andammo insieme a fargli visita e i due sembravano fratelli parlando delle loro cose. Parigi diceva che bisogna fare molti quadri perche ne venga uno buono e Sderci diceva: «Sa, se ne fa tanti di questi violini, poi di sicuro qualcuno viene come deve venire». Non diceva che c'e una regola per cui un violino suona. Di un violino diceva: «Questo e venuto cosi» e di un altro: «Questo evenuto meglio». Aveva un'umilta che veramente era un fatto poetico. Andare da lui era una lezione di vita. A parte il fatto che ch issà a quanti di noi è capitato di andare da lui e di domandare quanto si doveva per un lavoro e lui diceva: «No, si segna sul muro, un'altra volta poi ... ». Poi passa\a un altro pò di tempo, io ritornavo e dicevo: «Ho da pagare un ponticello». «No», diceva lui, «ho fatto imbiancare la stanza». Tutte queste piccole cose erano il tesoro dello Sderci. Molti di noi sono andati da lui fino a pochi giorni prima che morisse, perché aveva questo modo di insegnare non solo liuteria, ma -credo anche un modo di vivere. I primi temri in cui andavo da lu.i la moglie stava li accanto a far calza mentre lui lavora\a. Poi a mezzogiorno si sentivano i profumi della cucina e lui, come un operaio modestissimo smetteva di lavorare. Ricominciava il pomeriggio ed era sempre lì al suo banco, tranquillo e modesto. E si faceva amare per certe sue sortite. «Vede questo legno? -mi disse una volta - è

acero italiano è duro, terribile, spezza tutti i ferri. Ma io l'adopero d'inverno, perché cosÌ mi scaldo». L'acero italiano lo serbava infatti per lavorare d'inverno e l'acero jugoslavo lo lavorava d'estate, perché non voleva sudare. La vita era per lui insomma un fatto di saggezza e se oggi siamo qui a ricordare questo vecchio io penso che ciò sia doveroso perché, almeno per quanto mi riguarda, mi ha insegnato qualcosa; anche a me che non aspiro ad essere considerato un liutaio. Ma se capisco qualcosa di liuteria credo sia anche perché Sderci mi ha fatto vedere «da dietro le scene», dal di dentro, com'è che nasce uno strumento.
Quindi posso solo testimoniare la mia gratitudine per questo personaggio straordinario che, come si sa, è nato nel
1884. A quattordici anni fu mandato a Siena a imparare a fare l'intagliatore e non pensava affatto di fare il liutaio. Sderci diceva di dover tutto all'incontro casuale con Leandro Bisiach, che veramente doveva essere un grande maestro, il quale rimase colpito vedendo un violoncello che Sderci aveva fatto per imitazione (addirittura mi diceva che non riuscendo a piegare le fasce ci aveva messo dentro della tela). Bisiach gli portò gli arnesi, gli insegnò e gli ordinò le prime cose e cosÌ si creò questo filone della liuteria fiorentina, che credo sia oggi quello più importante. Il fatto che tutte le enciclopedie citino Sderci come uno dei più grandi liutai italiani è confermato dal fatto che '37 ebbe a Cremona il premio conferito durante le celebrazioni stradivariane. E poi proprio in questi giorni è uscito un libro su Sacconi e leggendo qua e là le varie testimonianze sono rimasto colpito dal fatto che l'unico liutaio italiano di cui Sacconi parla sia proprio Sderci. Quindi se Sacconi usava per Sderci questo trattamento penso ci siano stati buoni motivi.
Di Sderci si parlava infatti negli ambienti più sofisticati di New York, anche se Sderci probabilmente non ha avuto nessun vantaggio da questa sua fama, perché tutti sappiamo che spediva in America i suoi strumenti facendosi pagare pochissimo, probabilmente consentendo cosÌ ai venditori degli Stati Uniti chissà quale guadagno. Ma anche questo aumenta la simpatia che credo dobbiamo a questo grande vecchio».

know how to sharpen tools as well as he did. At that point he pulled out a drawer full of pebbles from the banks of the Arno: he took one about the size of a hundred lire piece and used it to sharpen my tool, until it was as sharp as his, with an incredible edge obtained by passing the lool over a piece of hardwood in both directions. I have never seen tools with such an edge, and this might explain the refinement of Sderci's hand work. Sderci had never claimed to be in possession of who knows what secrets. He reminded me a little of a figure like engraver Pietro Parigi. One day we went together to visit Sderci, and the two of them seemed like brothers, talking about their respective fields. Parigi said that he had to do many paintings in order to get one good one, and Sderci said «You know, one makes so many of these violins, so that surely a few will come out the way they should». He did not claim that there is a rule that controls whether

Particolare della viola costruita da Igino Sderci per il maestro Piero Farulli
Detail of the Iginio Sderci viola made for Maestro Piero Farulli


or not a violin will play. Of one violin he would say «This one came out as it did» and of another «This one, on the other hand, came out better». He had a humility that was a poetic fact. To visit him was a lesson in life. Apart from the fact that who knows how many of us went to him to ask how much we owed for a job and received the reply «No, we'll write it on the wall, then another time... » After another little while I would go back and say «I have to pay for that bridge» and he would answer «No. I had the room painted oven). All these little things made up the treasure of Sderci. Many of us visited him up to only a few days before he died, because he had this way to teach -not only violin making, but also a way of living. The first times I visited him I found his wife knitting beside him while he worked. Then at noon the good smells started to come forth from the kitchen , and Sderci, like any other modest worker, stopped what he was doing. He began again in the afternoon, and was always there at his workbench, tranquil and humble. He came out with certain comments! «See this wood?» he asked me one time. «It's Italian maple;
hard, terrible, it breaks all the tools. But I use it in winter because at least 1 warm up». In fact he set his Italian maple aside for winter work and worked with Yugoslavian maple during the summer, for him was a fact of wisdom, and if today we are here to remember this man, I think it is only right, because at least as far as I'm concerned, he taught me many things, even though I have no aspirations for being considered a violin maker. But if I understand something about violin making it is also because Sderci showed me «behind the scenes» and from the inside, how an instrument is born. Therefore I can only express my gratitude for this extraordinary person, who as you know, was born in 1884. At fourteen he was sent to Siena to learn inlaying and had no plans to become a violin maker. Sderci said be owed his involvement with violin making from a chance encounter with Leandro Bisiach,
. who must have been a truly great maestro, and who was amazed by a violin that Sderci had made as an imitation. (In fact, he told me that in making this «imitatiom> violin he couldn't bend the ribs so he put canvas inside). Bisiach brought him some tools, taught him how to use them and ordered for him some of the basic materials, thus creating this branch of Florentine violin making, that today, I believe, is the most important one. The fact that all the encyclopedias today cite Sderci as one of the great Italian violin makers, is seconded by the fact that in '37 he won the prize at Cremona awarded by the festival of Stradivarius. Just recently a book on Sacconi has come out, and reading here and there various quotations, I was struck by the fact that the only violin maker mentioned by Sacconi is Igino Sderci. Therefore if Sacconi singled out Sderci for comment there must have been good reason. In fact they spoke of Sderci in the most sophisticated societies in New York, even though Sderci himself realized little advantage from his fame there, since he sent his instruments to America at a very low price, probably allowing the importers to resell them at a great profit. But also this element increases the respect and affection that believe we owe this great old man.

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