A sinistra quadro di
Richard Mauri.
 
On the left
Richard Mauri Painting
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18 ottobre 2010, San Luca

Sala delle Adunanze del!'Accademia delle Arti del Disegno
ore 16,00
ARTE E MUSICA IN SCENA: SCENOGRAFIE E DISEGNI PER IL TEATRO MUSICALE O TRA XVI E XVIII SECOLO
Incontro con Luigi Zangheri
Presidente
dell'Accademia delle Arti del Disegno e docente Università di Firenze.
ore 18,00
Cappella dei Pittori di San Luca alla Basilica della SS Annunziata
CONCERTO PER LA FESTIVITÀ DI SAN LUCA
MESSA CONCERTATA con musiche sacre vocali e strumentali del XVII e XVIII secolo Esecuzione con strumenti originali
BETTINA BIANCHI mezzosoprano, EMY BERNECOLI e GIACOMO GRANCHI violini, LAURA ANNE GORKOFF violoncello, UMBERTO CERINI spinetta
In collaborazione con Associazione Musicale Vocum Concentus

L' ensemble Vocum Concentus durante l'esecuzione della Messa con musica nella Cappella dei Pittori alla SS. Annunziata per la festività di San Luca.

 
Francesco Buonamici, scena dal S. Alessio dato nel teatro dei Barberini a Roma, 1634
Arte e Musica in scena:
scenografie e disegni per il teatro musicale tra XVI e XVIII secolo
Lucia Zangheri

La storia urbana, del territorio e del paesaggio fiorentino, considerata come architettura e spazio scenico collettivo, ovvero come immagine di Firenze, ha avuto sempre rapporti assai stretti con il mondo dello spettacolo. Nel XVI secolo, grazie al coagulo di molte energie gravitanti attorno alla corte medicea di Cosimo I e di Francesco I, l'opera ebbe proprio in Firenze "il punto di incontro di tutte le forme teatrali che la precedevano: drammi liturgici, miracoli, passioni e misteri, mascherate, intermedi, tragedie con episodi messi in musica, balletti, favole pastorali, allegorie, madrigali drammatici. Grazie a un'appassionata ricerca di Vincenzo Galilei sul passato della musica, e inevitabilmente sul suo futuro', ancor oggi per 'opera' si considera "la produzione scenica interamente musicata che riunisce assieme azione drammatica o tragica, azione comica o semiseria, canto, danza, musica orchestrale, scenografia e macchine, quasi opera d'arte per eccellenza in ragione del concorrere di tante arti assieme ll3 . Primo frutto della ricerca del Galilei, condivisa con Giulio Caccini e Giovanni Bardi, fu il recupero della 'monodia', ovvero il canto a una voce sola sostenuta dall'accompagnamento di strumenti musicali, che portò alla nascita del melodramma in cui si realizzava una perfetta fusione dell'elemento poetico con quello musicale. Contemporaneamente, le rappresentazioni teatrali, superata la tipologia 'fissa' della scena prospettica, trovarono evoluzione nella scena 'mobile'. Invece della tradizionale scena unica, impiegata indipendentemente dal genere del lavoro rappresentato, risolta pittoricamente o bidimensionalmente su un unico fondale con prospettiva geometrica su asse centrale, fuoco unico e lontananza limitata, si diffusero le scene che mutavano a vista durante lo spettacolo. Secondo Ignaziq Danti già nel 1543 "in Castro per il duca Pierluigi Farnese fu fatta una scena che si mutò due volte da Aristotele da San Gallo"4, ma più che al Sangallo l'innovazione delle mutazioni a vista è stata legata al nome di Bernardo Buontalenti e al teatro degli Uffizi. Per l'Amico fido del 1586 ben sei furono le scene differenti tra loro e totalmente diverse da quella della commedia. Una novità che fa riconoscere in questo spettacolo un caposaldo della scenografia e del teatro italiano. Anche la musica determinò il successo delle rappresentazioni. Per la musica furono applauditi i compositori, oggi quasi dimenticati, Giovan Battista Strozzi, Giovan Battista Cini, Luca Bati, Lorenzo Cattani, assieme a Francesco Corteccia, Alessandro Striggio, Cristofano Malvezzi, Jacopo Peri, Emilio de Cavalieri, e Giovanni Caccini. Committenti, impresari e tutti gli operatori del teatro di allora erano consapevoli che la fortuna dei loro spettacoli era fondata sulla 'meraviglia', con l'uscire dall'ordinario e col rendere in un certo modo possibile l'impossibile. Allo stesso momento, le scenografie dovevano presentarsi incredibili per testimoniare l'eccellenza dell'arte dei loro artefici. In questo contesto spettò, poi, ai Bibiena l'invenzione della scena con veduta d'angolo resa possibile dalla tecnica prospetti ca a più fuochi laterali. Abbandonato progressivamente l'eccesso ornamentale barocco, si affermò quindi la scena-quadro, che utilizzò come fondale una tela dipinta, e ridusse le quinte e i teloni della grandiosa macchina seicentesca in un numero esiguo. Felicissima per Firenze fu allora la breve stagione del gran principe Ferdinando quando, tra il 1680 e il 1713, nel suo teatro di Pratolino operarono Giovanni Maria Pagliardi, Alessandro e Domenico Scarlatti, Georg Friedrich Handel e Giacomo Antonio Perti. I loro spettacoli furono allestiti da Jacopo Chiavistelli, Antonio Ferri e

Ferdinando Galli Bibiena. Una grande esperienza che, a metà 700, portò alla pittura rovinistica o al vedutismo paesaggistico con elementi architettonici come cornice, o come appoggio allo schema compositivo, impegnata nella ricerca di valori cromatici e illusionistici per un decorativismo in libertà.
Dopo il recupero archeologico delle tre scene fisse già descritte da Vitruvio, e operato da Sebastiano Seri io (la comica, la tragica, la satirica), nel Seicento il corredo di scene indispensabile in ogni teatro divenne consistente. La tematica scenica si fondò allora sull'interpretazione di cinque tipi base (la reggia, la città, l'orrida, la deliziosa, la marina) con un'ottica costantemente rinnovata attraverso criteri volti alla fantasia e alla stravaganza illusionistica. Apparentemente, col passare degli anni, i cinque tipi base aumentarono e vararono moltissimo stando agli elenchi delle mutazioni sceniche riportate nei testi dei libretti: camere, atri, logge, gallerie, salone, gabinetto, appartamenti reali, luoghi magnifici, cortili, templi, prigioni, sotterranei, piazze, porti, vedute di città. Immagini che si moltiplicavano con variazioni caratterizzanti quali : salone magnifico con trono, gabinetto regio, cortile imperiale, logge reali o imperiali, tempio dedicato a Diana, tempio dedicato a Vulcano che rappresenta una fucina nella spelonca, tempio illuminato di notte con ara. Precisazioni, se non variazioni di soggetti scenici, facilmente documentabili in molte immagini delle scene utilizzate negli spettacoli fiorentini tra il XVI e XVIII secolo :

La scena di Città.
1567 -Leonardo Salviati 'II Granchio', commedia recitata dagli Accademici fiorentini nel salone del Papa nel convento di Santa Maria Novella. Veduta del ponte a Santa Trinita coi palazzi Spini e Ferroni, attribuita a Vasari. 1569 -Giovan Battista Cini ' La vedova', commedia data in onore dell'arciduca Carlo d'Austria nel salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio. Veduta di Baldassarre Lanci del canto degli Antellesi con la facciata di Palazzo Vecchio e nel fuoco centrale la cupola del duomo. Intermedi composti da Giovan Battista Cini e Alessandro Striggio. 1589 -G irolamo Bargagli' La pellegrina', commedia recitata per le nozze di Ferdinando I con Cristina di Lorena nel Teatro Mediceo degli Uffizi. Incisione di Orazio Scarabei li da Bernardo Buontalenti rappresentante tre strade di Pisa. Musiche di Emilio de'Cavalieri, Cristoforo Malvezzi, Luca Marenzio. 1740 -Veduta di Giuseppe Bibiena tratta da Architetture e prospettive dedicate alla Maestà di Carlo VI Imperador de'Romani, Augusta, 1740.

La scena della selva.

1637 -Giovan Carlo Coppola 'Le nozze degli Dei', recitata per le nozze di Ferdinando II con Vittoria della Rovere nel cortile di Palazzo Pitti. Prima scena rappresentante 'le campagne di Toscana' con sullo sfondo Firenze. Allestimento di Alfonso Parigi, musiche composte sotto la guida di Ferdinando Sarcinelli. 1637 -Idem. Scena della selva di Diana con le Ninfe. 1653 -Pedro Calderon de la Barca 'Andromeda e Perseo, nel palazzo del Buon Retiro a Madrid. Veduta di 'frondosa selva' di Baccio del Bianco, musiche di Juan H ildago. 1658 -Giovan Andrea Moniglia 'Hipermestra', rappresentazione ordinata dal cardinale Giovan Carlo per il giorno natalizio del real principe di Spagna al Teatro della Pergola. Veduta di 'bosco

di abeti' con sullo sfondo le tende dell'accampamento di Linceo, di Ferdinando Tacca, musiche di Francesco Cavalli. La scena della marina. 1637 -Giovan Carlo Coppola 'Le nozze degli Dei', cit. 'Scena di mare' con Plutone su un drago accompagnato da mostri marini, di Alfonso Parigi. 1658 -Giovan Andrea Maniglia' H ipermestra', cit. Veduta di una marina ai primi albori dell'alba (gradualmente illuminata) con un seno fatto di scogli. Ci sono effetti di risacca dei flutti, biancheggiare delle spume, nuvola di Venere, di Ferdinando Tacca. 1661 -Giovan Andrea Monigliçt 'Ercole in Tebe' al Teatro della Pergola. Scena di 'spiaggia deser 1688 -Matteo Noris, 'II greco in Troia', dato al Teatro della Pergola per le nozze del gran principe Ferdinando con Violante di Baviera. Veduta di 'albergo di pescatori', luogo dove termina il bosco sopra la riviera del mare con albergo de pescatori e molte reti distese, sulla destra una capanna di pescatori, di Jacopo Chiavistelli, musiche di Giovanni Maria Pagliardi. La scena del giardino. 1637 - Giovan Carlo Coppola 'Le nozze degli Dei', cil. Scena dei 'giardini di Venere' con logge e colonne, architravi indorati, è in forma di teatro, freschezza della verdura, amenità della campagna, con un carro di Giunone, di Alfonso Parigi. 1658 -Giovan Andrea Moniglia 'H ipermestra', cil. Veduta di luogo ameno in cui la natura riceve l'impronta ordinatrice del lavoro umano, di Ferdinando Tacca. 1658 -idem. Veduta del balletto finale nei giardini di Venere incorniciato da due scale elicoidali, di Ferdinando Tacca. s.d. -attribuito ai Bibiena, veduta con inserimenti neogotici in topiaria, e scena d'angolo.

La scena della meraviglia. 1586 -Giovanni Bardi di Vernio 'Amico fido', commedia recitata per le nozze di Cesare d'Este e Virginia Medici' al Teatro degli Uffizi. Veduta di nuvola grande con deità, altra con Giove e le nove muse accompagnate da Apollo e Pallade, di Bernardo Buontalenti, musiche di Giovanni Bardi, Cristofano Malvezzi, Alessandro Striggio.

1589 -Commedia di Girolamo Bargagli 'La pellegrina', cito Veduta dell'inferno del quarto intermedio dove giunge una maga portata da un carro con due draghi orribili, nube di demoni, scogli, antri, caverne piene di fuoco, inferno centrale da cui escono furie e diavoli spaventosi, di Bernardo Buontalenti. 1625 -Andrea Salvadori, 'La regina Sant'Orsola', data per la visita di S igismondo Ladislao di Polonia al Teatro degli Uffizi. Veduta di inferno spaventoso con Plutone sopra una grande idra che ha sette bocche di cane che facevano vento, in più 12 diavoli, di Alfonso Parigi. 1637 -Giovan Carlo Coppola 'Le nozze degli Dei', cit. Ultima scena tutta di nuvole con balletti a vari livelli, i segni zodiacali, le stelle, nel momento finale i ballerini compongono i monogrammi FO (Ferdinando) e VA (Vittoria), di Alfonso Parigi.

Interessante notare come la scena 'deliziosa', oltre a indicare una caratterizzazione fisica, contraddistingueva uno spazio in cui si svolgeva una determinata azione idillica o amorosa. Per questo motivo sono ascrivibili nella 'deliziosa' le scene dei 'giardini' e delle 'selve, mentre le scene di 'marina' possono confondersi con quelle dell' 'orrida'. Così le scene della 'meraviglia', talvolta, sembravano privilegiare gli aspetti più propri ali' 'orrida', invece di quelli più aulici o cortigiani. S i constata infine come la riforma deII'Accademia deII'Arcadia abbia favorito la scena-quadro come dimostrano quasi tutte le scenografie de Il greco in Troia. Purtroppo mancano ancora i supporti per leggere, di pari passo, l'evoluzione della scenografia con l'esperienza musicale coeva, che rimane campo di ricerca di privilegiati specialisti del settore. Per fortuna, iniziative come 'Traiettorie-Città delle Arti' promettono e permettono di colmare tale divario.

l G. TURCHI, Opera, in Enciclopedia dello Spettacolo, Roma, Le Maschere, 1960, VIII, cc. 1338 e S99.
2 V. GALILEI, Dialogo della musica antica e della moderna, Firenze, Marescotti, 1581.
3 G. TURCHI, Opera, cit., c. 1338.
4 I. DANTI, Del modo che si tiene nel disegnare le prospettive delle scene, in VIGNOLA, Le Due Regole della prospettiva pratica, Firenze, 1611, pp. 90 e S99 .

ore 16,30
Incontro con Francesco Gurrieri, docente Ordinario Università di Firenze, Direttore UIA Firenze.

B. BUONTALENTI SCENOGRAFO E ARCHITETTO IMAGINIFICO

ore 17,30

Concerto degli allievi del corso di Mu'sica d'insieme per strumenti antichi a cura del Maestro Alfonso Fedi

M. CAZZATI (1616-1678) Sonata a tre in re min. per due violini e b.c. Giacomo Granchi e L. Bologna, violini Michele Lanzini, violoncello

A. LOTTI (1667-1740) Querela amorosa, Supplica d'amore Amalia Scardellato e R. Andalò, soprani Umberto Cerini, clavicembalo

A. SCARLATTI (1660-1725) Ardo è ver per te d'amore Roberta Andalò, soprano Cecilia Fernandez, flauto Gintare Baltuskaite, clavicembalo

G. LEGRENZI (1626-1690) Sonata a tre \I La Bernarda" per due violini e b.c. Laura Bologna e G. Granchi, violini Michele Lanzini, violoncello

A. SCARLATTI (1660-1725) Clori mia, Clori bella Amalia Scardellato, soprano Cecilia Fernandez, flauto Umberto Cerini, clavicembalo

G. BONONCINI (1670-1747) Clori, bell'idol mio Jacopo Facchini, contraltista Michele Lanzini, violoncello Umberto Cerini, clavicembalo

G.B. PERGOLESI (1710-1736) In coelestibus regnis (Mottetto) BeUina Bianchini, contralto Giacomo Granchi e L. Bologna, violini Michele Lanzini, violoncello Umberto Cerini, clavicembalo

In collaborazione col Dip. di Musica Antica del Conservatorio L. Cherubini

Bernardo Buontalenti (1536 - 1608). Scenografo e architetto "Imaginifico"
Francesco Gurrieri

Bernardo Buontalenti, architetto (ma anche scenografo, pittore e scultore) è uno dei maestri del Manierismo che traghettarono il Rinascimento aulico verso il Barocco. Non è un caso che alcuni dei suoi migliori allievi contribuirono alla formazione del grande Barocco Boemo (vero e proprio Barocco Europeo). Così come Vasari fu l'architetto di Cosimo I, Buontalenti fu l'architetto di Francesco I dei Medici. Con lui e per lui, Buontalenti realizzò opere ove la fantasia e l'immaginazione sopravanzavano

sempre la cultura del suo tempo. La Villa e il Parco di Pratolino, il Forte di Belvedere, la Grotta del Giardino di Boboli, la Porta delle Suppliche e la Tribuna degli Uffizi, la Scala di Santa Trinita (oggi a S. Stefano in Ponte), la Magia a Quarrata, furono alcune sue opere. Insieme ad apparati scenografici per feste i cui disegni si conservano nel Gabinetto Disegni e Stampe.

ore 17,00

Incontro con i maestri liutai Carlo Vettori e Giuliano Merlini. Con la partecipazione di Giacomo Granchi, violinista e decoratore di strumenti di liuteria.

In collaborazione con le Classi di Violino, Viola e Violoncello del Conservatorio Luigi Cherubini
Hanno eseguito brani musicali con gli strumenti Vettori e Merlini Jacob Ventura (Classe di Violino di Miriam Sadun), Federica Motta e Franco G. Bertolino (Classe di Viola di Augusto Vismara), Silvia Contarini (Classe di Violoncello di Settimio Guadagni).

3 novembre 2010

Arte e strumento musicale come opera di ingegno e artificio: Scuola Fiorentina s Scuola Parmense a confronto. La decorazione ad oro di un violino.

Carlo Vettori, copia del violino Greffuhle di Antonio Stradivari 1709
I liutari Carlo Vettori e Giuliano Merlini
Giacomo Granchi decora a oro zecchino "a missione" un violino di Giuliano Merlini

ore 17,30

I ncontro con Nicola Paoli costruttore e restauratore di clavicembali

Con la partecipazione di Alfonso Fedi clavicembalista

ore 18,30

concerto su strumenti a tastiera antichi

9 novembre 2010

Il restauro di uno strumento a tastiera del XVIII secolo.

Strumento a tastiera in ciliegio sec. XVIII prima del restauro
Spinetta rettangolare, copia di Nicola Paoli da Onofrio Guarracino, sec. XVII
Nicola Paoli nel suo laboratorio
 
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