A sinistra quadro di
Richard Mauri.
 
On the left
Richard Mauri Painting
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Triennale del 2009

È sempre difficile esaminare strumenti; quando sono tanti come nel concorso di questa ultima Triennale, il compito è ancora più gravoso.
Io per semplificare la Triennale un’idea l’avrei. Un’idea strana! Un’idea egualitaria che mi fa correre il rischio di essere indicato dai colleghi come un’estremista. Magari Troschista! Peggio Stalinista. Peggio ancora un irriducibile ed intransigente sessantottino.
L’idea è molto semplice, si prendono dei blocchetti con doppi numeri, uno s’incolla sopra lo strumento, l’altro si mette dentro un grosso barattolo, quando tutti gli strumenti sono numerati ed il barattolo è pieno si scuote ripetutamente con molta forza.
L’estrazione deve essere corretta e fatta davanti ad un notaio. Al primo numero estratto si assegna il premio allo strumento che ha il numero corrispondente, continuando con questa procedura si assegnano tutti i premi.
Per fatalità della sorte, il primo estratto potrebbe essere un violino costruito su modello di Nicola Amati: le fasce, il manico e il fondo sono d'acero, il piano armonico è d'abete a venatura larga, le controfasce sono di salice rosso. Il fondo ha una marezzatura più unica che rara, s'intreccia al centro nel senso longitudinale e lo fa apparire di due pezzi, mentre è di uno solo. La scultura del riccio mantiene una profondità costante in tutta la scavatura della spirale. Il bordo è scolpito in giusta profondità, l’angolo del bordo quasi impercettibile è più vicino al filetto che alla linea esterna del bordo le punte delle C sono prive d'angoli acuti e lo spessore del bordo è più alto, così com'è nella nocetta; belle anche le colonnine delle fasce, larghe e morbide. Il perno che ferma il fondo alle fasce è di pernambuco, ed il filetto è tagliato all’altezza di questo, sia dalla parte del bottone che della nocetta. La vernice è data con molti strati sottili che formano una cromatica scala di colori. Dominante in superficie è il rosso, mentre in profondità vi sono riflessi e tonalità di giallo e di bruno, lungo il bordo ed il nastrino del riccio invece domina il bruno ed è inesistente la vernice rossa.
Al secondo estratto è assegnato il secondo premio: Un violino costruito su modello di Giovanni Battista Guadagnini. Questo strumento sotto la vernice ha il colore bruno, tipico della ossidazione naturale del legno che avviene dopo anni di stagionatura a violino ultimato.
Il fondo e le fasce sono di acero a marezzatura larga, il riccio è dello stesso legno ma con la marezzatura più debole, caratteristica questa di molti strumenti costruiti dai classici liutai italiani.
Guardando il profilo della voluta, si nota che dal perno centrale si stacca in posizione bassa la linea della spirale, ed il perno è più grande.
Il modello della cassa armonica è ispirato all’opera di G. B. Guadagnini, le punte delle C sono larghe e contenute nella sporgenza
I Fori armonici presentano la caratteristica dominante del maestro di riferimento: il movimento delle due palette inferiori, le quali si sviluppano verso il basso in posizione più verticale rispetto alle palette che avvolgono gli occhi superiori dei fori armonici stessi, formano gli occhi inferiori più grandi.  
Carissimo lettore in questa prima parte ho scherzato. Il primo violino descritto è un Giuseppe Ornati del 1923. Il secondo violino è un Carlo Bisiach del 1933.

Parliamo seriamente di questa Triennale.
I premi assegnati alle viole sono meritevoli, anche se a mio parere la terza viola ha più fascino delle altre.
 I premi assegnati ai violoncelli sono dati a strumenti di alto livello.
Il premio assegnato al primo violino mi lascia l’amaro in bocca, perché a mio parere questo strumento non doveva nemmeno essere ammesso al concorso. 
Quando si premia uno strumento, non sì da soltanto un riconoscimento al liutaio che lo ha costruito, ma si indica a quanti non hanno vinto un punto di riferimento per migliorarsi.
Come si devono comportare quei liutai che, quando tracciano il modello per segare il contorno del fondo cercando di scansare i nodi e quando questi si ritrovano nel centro del fondo gettano via la tavola.
Oggi essi vedono che con un fondo nodoso si entra nel museo più importante della liuteria moderna. Perché perdere tempo a schiarire le macchie del legno passando con un piccolo pennello l’acqua ossigenata, quando con le macchie si vince il primo premio?
Perché costruire le colonnine delle fasce con la tecnica di Antonio Stradivari se è assegnato il primo premio ad un violino che ha le fasce delle C che nemmeno s'incollano alle fasce superiori e inferiori?
Perché i giovani liutai devono scegliere il piano armonico con una bella venatura, quando è premiato un violino che il piano in vece d’abete sembra essere di latta?
Perchè colorare con la vernice il taglio dei fori armonici quando si vince il primo premio colorando solo quei punti che rimangono più facili colorare?
Perché studiare tanto la vernice, se vince il primo premio un violino con la vernice che ricorda i giocattoli di legno degli anni trenta?
Sono domande che non hanno risposta perché se leghiamo quattro corde da violino ad un cestino di frutta e questo suona bene, rimane sempre un cestino di frutta.
     Carlo Vettori

 
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